La battaglia ecologica dei Caiapó

Indio Caiapó, facenti capo a quattro tribù, sono accampati da settimana scorsa nel nord del Mato Grosso per protestare contro la pianificata costruzione del sistema idroelettrico di Belo Monte, un eco-mostro da 11mila mw che occuperà un’area di 516 chilometri quadrati, pari a un terzo della superficie della città di São Paulo. Se le loro rimostranze non saranno prese in considerazione, il leader Megaron Txucarramae ha minacciato di bloccare il traghetto sul fiume Xingu, all’intersezione con l’autostrada MT 322, presso le terre indigene Kapot/Jarinã.
Survival Italia ha dato immediatamente notizia dell’accaduto, illustrando nel dettaglio la situazione. I Caiapó sono circa seimila, sparpagliati tra il Pará e il Maranhão e tradizionalmente si oppongono a questo tipo di progetti. Una loro analoga protesta, nel maggio 2008, sfociò in disordini e nel ferimento di un ingegnere della Eletrobrás. Le polemiche sulla costruzione di una centrale sul fiume Xingu si susseguono sin dal 1980, anno della presentazione dei primi studi. Tra un mese è prevista la gara d’asta per la definitiva assegnazione degli appalti.
Recentemente, un gruppo formato da quaranta ricercatori delle più importanti università brasiliane ha diffuso un documento in cui viene posta una serie di interrogativi riguardo alla fattibilità dell’opera, definita «un intervento di ingegneria civile su un monumento di biodiversità, che movimenterà una quantitá di terra e detriti equivalente a quella provocata dalla costruzione del canale di Panama», mettendo in pericolo la sopravvivenza di specie animali e vegetali, nonché delle popolazioni che vivono lungo il tratto dello Xingu conosciuto come “Volta grande”.
Di seguito, vi riportiamo integralmente il comunicato di Survival, diffuso qualche giorno fa.
- Indiani amazzonici: nuova ondata di proteste contro gigantesche dighe idroelettriche
Gli indiani Kayapó hanno organizzato una nuova ondata di proteste contro un gigantesco progetto idroelettrico in via di realizzazione sullo Xingu, uno dei principali fiumi dell’Amazzonia. A partire dal 28 ottobre manifesteranno per una intera settimana presso la comunità kayapó di Piaraçu. Si prevede la presenza di almeno 200 indiani.
Sul posto sono stati invitati rappresentanti del Ministero alle Miniere e all’Energia, e del Ministero dell’Ambiente. I Kayapó e altri popoli indigeni locali si oppongono alla costruzione della diga denunciando di non essere mai stati consultati in modo appropriato e nemmeno informati sul reale impatto che il progetto avrà sulle loro terre.
La diga devierà più dell’80% della portata del fiume Xingu, con un pesante impatto sulla sua fauna ittica e l’ecosistema della foresta per almeno 100 chilometri di rive abitate da popoli indigeni. Survival ha inoltrato formali proteste al governo. I Kayapó sono furiosi con Edison Lobão, Ministro alle Miniere e all’Energia, che recentemente avrebbe affermato che “forze demoniache” starebbero cercando di impedire la realizzazione delle grandi dighe idroelettriche del Brasile.
“Queste parole sono abiette e offensive nei confronti nostri e di tutti coloro che difendono la Natura” ha commentato il leader Kayapó Megaron Txucarramae. Belo Monte è una delle più grandi infrastrutture previste dal “Programma di crescita accelerata” varato dal governo. Già nel 1989 i Kayapó avevano organizzato una massiccia protesta contro la costruzione di una serie di dighe sullo Xingu.
All’epoca riuscirono a fermare i finanziamenti della Banca Mondiale e a far accantonare il progetto. Oggetto delle proteste dei popoli indigeni sono anche altre dighe previste su altri fiumi amazzonici. Un anno fa, gli Enawene Nawe misero a soqquadro un cantiere con l’obiettivo di impedire la realizzazione di decine di dighe lungo il fiume Juruena. Secondo gli indiani, gli impianti idroelettrici distruggeranno i pesci da cui dipende la loro sopravvivenza.
Nell’Amazzonia occidentale, la diga di Santo Antônio sommergerà la terra in cui vivono almeno 5 gruppi di popoli incontattati. La diga fa parte di un progetto più ampio che prevede la costruzione di una serie di impianti sul fiume Madeira. Si pensa che uno di questi popoli isolati viva a soli 14 km di distanza dalla diga principale.
In una lettera indirizzata al Presidente Lula, i Kayapó spiegano chiaramente la loro posizione: “Noi non vogliamo che questa diga distrugga gli ecosistemi e la biodiversità che abbiamo curato per millenni e che possiamo continuare a preservare. Signor Presidente, la nostra preghiera è quella che vengano condotti studi adeguati e che venga aperto un dialogo con i popoli indigeni su quello che è lo scrigno ecologico dei nostri antenati… Vogliamo partecipare a questo processo senza essere considerati demoni impegnati a impedire il progresso della nazione”.
“È stato tenuto nascosto il reale impatto di queste dighe” ha commentato Stephen Corry, direttore generale di Survival. “Se i lavori dovessero procedere, verranno distrutti le vite, le terre e i mezzi di sussistenza di molte tribù. Non c’è risarcimento che possa compensare un danno di tale gravità, perchè verranno fatti a pezzi le vite e l’indipendenza di interi popoli.” -
Per ulteriori informazioni: http://www.survival.it/
(A. Forni)

