Migrazioni andata e ritorno

È apparso pochi giorni or sono, nella sezione cronache de “Il Corriere della Sera“, il pezzo scritto da Michele Farina di cui vi proponiamo più in basso alcuni passaggi. Parla del recente fenomeno dei “migranti di ritorno”, lavoratori che dopo aver lasciato il proprio paese in cerca di fortuna, decidono di tornare in patria a causa della difficile congiuntura internazionale. All’interno di un articolo più che altro di colore, che non vuole e non può essere definito un’inchiesta, viene marginalmente citato anche il caso dei cittadini brasiliani discendenti di nipponici.
Dei flussi migratori tra Tokyo e Brasília, in entrambi i sensi, il portale “Musibrasil” si è occupato in passato. A titolo esemplificativo, vi invitiamo alla rilettura di due pezzi scritti da Lisomar Silva (QUI) e da Francesco Giappichini (QUI). Sarebbe interessante estendere il discorso ad altri assi migratori e cercare di capire quale sia la situazione, ad esempio, in Europa e in Italia. Valutando cioè se esistano correnti, documentate dai numeri, relative alla recentissima tendenza cui accenna il “Corriere”. Un tema che, a nostro giudizio, andrebbe approfondito.
L’ultimo rapporto Caritas-Migrantes sull’immigrazione in Italia, riferito al 2008, non lo fa e fotografa, invece, una sola direzione del flusso. Nella parte dedicata al Sudamerica, il dossier indica in 316mila i latinoamericani residenti nel nostro paese, dei quali 40mila brasiliani. Per quanto riguarda questi ultimi, viene sottolineato come il nord sia la meta preferita, in particolare il Veneto e l’Emilia Romagna. Il 70 per cento dell’immigrazione verdeoro è costituita da donne. A questo punto, vi riportiamo uno stralcio del pezzo pubblicato dal quotidiano milanese.
- C’è la crisi, i lavoratori stranieri se ne tornano a casa
Sono polacchi, brasiliani, iracheni, lituani: il viaggio della speranza adesso va a ritroso. Il fenomeno non ha confini.
Hamza Thiab, 27 anni, ingegnere iracheno, ha lasciato la macchina all’aeroporto di Dubai ed è tornato a Bagdad. Come un turista che molla le chiavi all’autonoleggio e si fionda al check-in con le valigie. Sembra facile. Il fatto è che quella 4×4 giapponese lui non l’aveva affittata. Era proprio sua. Quasi: la stava pagando a rate. Piccola consolazione, non essere l’unico. Certi giorni nel parcheggio dell’aeroporto di Dubai si contano tremila macchine abbandonate. Stranieri come Hamza: perso il lavoro, perso il permesso di soggiorno negli Emirati, in tasca un biglietto di solo ritorno.
Certo, tra i cento milioni di “lavoratori migranti” in giro per il mondo secondo le statistiche di Ibrahim Awad, direttore dell’International Migration Programme, c’è chi sta peggio di Hamza l’ingegnere. (…) Nessuno sa dire quanti migranti siano tornati in patria a causa della recessione. Non ci sono statistiche. Molti analisti ritengono che la maggioranza cerchi di resistere nei Paesi di adozione. Certo diminuiscono le rimesse, i soldi spediti a casa (da 328 miliardi nel 2008 ai 304 del 2009 secondo la Banca Mondiale). Ma i segnali del controesodo, più o meno forzato, sono innegabili. E persino la Tigre Irlanda, per la prima volta in 15 anni, torna a essere un Paese di emigranti. Certo non come ai tempi delle grandi carestie, ma intanto nell’ultimo anno quelli che sono partiti (65mila) superano i nuovi arrivi (57mila).
Stessa situazione lungo il confine tra Stati Uniti e Messico. In generale tra resto del mondo e Sudamerica. Molti brasiliani trapiantati in Giappone vanno a lavorare a San Paolo e a Rio. Per i paisanos che si erano integrati tra i gringos tornare è un po’ morire. Carlos Sanchez, 36 anni, 12 vissuti nei dintorni di Washington, dopo aver perso il posto in una ditta di marmi è rientrato al paesello in Guatemala. Che shock. La moglie Marvin non si trova più con i gonnoni Maya, il piccolo Marvin sogna il baseball. «Non so più chi sono, mi mancano i mall, i parchi, il traffico ordinato» dice Carlos. Per ora insegna inglese e dattilografia ai compaesani. S’è costruito la casa vera, di cemento. Lati positivi del controesodo per una famiglia di illegali: uscire (in aereo) è stato più facile che entrare (dentro un camion cisterna). Con chi si “auto-deporta” i poliziotti dell’Immigrazione non fanno storie. -
(A. Forni)

