L’inno dei motel brasiliani
Non abbiamo sinora parlato abbastanza di uno dei simboli della cultura popolare brasiliana: il motel. Sugli hotel a ore, che s’incontrano ad ogni angolo delle piú trafficate vie di tutte le cittá verdeoro, siano di grande o di media dimensione, si é sviluppata tutta una letteratura, fatta di aneddoti, di leggende metropolitane, di storie di vita vissuta, e notti sul filo della follia.
Basta fare una ricerca sul web verdeoro e rendersi conto, ad esempio, di quanto siano spiritosi i cartelloni stradali che li pubblicizzano: quello ritratto nella foto in alto prende sottilmente in giro una gaffe dell’ex ministro del Turismo, Marta Suplicy. Ci verrebbe invero anche da chiederci perché questo servizio non sia veramente mai riuscito a decollare in Europa, o comunque al di fuori delle estese lande sudamericane: ma chissá, questo potrebbe essere l’oggetto d’un nostro successivo approfondimento.
Ebbene, anche i motel hanno la propria colonna sonora, composta dai brani che piú spesso accompagnano le notti dei focosi clienti, si tratti di due amanti furtivi, di una coppia navigata, o quant’altro. Tuttavia l’inno dei motel é universalmente considerato, ancora oggi, il brano del rei Roberto Carlos, “Cavalgada”, datato 1977. Una bella e struggente canzone romantica che Carlos ha cantato anche in italiano, grazie alla traduzione dal portoghese di Cristiano Malgioglio, che riportiamo in basso.
Chi invece voglia semplicemente ricreare le atmosfere dei motel verdeoro sul computer di casa, puó cliccare a questo link per la versione in portoghese, e a quest’altro per quella in italiano.
«Cavalcata
Cavalcherò tutta la notte
Per una strada colorata
Ti bacerò senza amicizia
Ti toccherò con più malizia
Mi aggrapperò ai tuoi capelli
Ti ruberò momenti belli
attenderò un tuo appello
Ogni strapazzo, ogni tua resa
Mi perderò in questa alba
Per ritrovarli nel mio abbraccio
E alla fine dell’amore
La tua stanchezza sarà il cuore
Se Io sapessi in questo istante
che sono poi l’unico amante
Mi sentirei come un gigante
O niente più che un bambino
Arsura sento senza te
Il corpo no, non sa perchè
Se amore non mi hai detto mai
Tu dimmi almeno come fai
Arsura Io ti chiamo Io
Arsura Io amore mio
Se tu potessi amarmi dentro
Di fuori ameresti me
Arsura Io ti chiamo Io
Arsura Io amore mio».
(Francesco Giappichini)

