B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Lo strano caso del piranha “padano”

I piranha brasiliani invadono i fiumi italiani? Le nostre specie d’acqua dolce autoctone sono a rischio? Bagnanti e pescatori italici devono temere per la propria incolumità? Questi e altri inquietanti interrogativi ha suscitato la notizia, rilanciata pochi giorni fa da “La Gazzetta di Parma“, del misterioso ritrovamento di un grosso pygocentrus nattereri, meglio noto come piranha vermelho, nelle acque del Po presso Torricella, tra il parmigiano e il cremonese.

Ma il caso del piranha “padano”, che in modo forzato abbiamo definito «strano», in realtà di strano non ha nulla. Dopo l’iniziale stupore, infatti, l’arcano veniva presto svelato. Il piranha, ovviamente, non si era fatto strada dal Brasile all’Italia attraverso le acque di due continenti, ma era finito nel fiume a causa di un diffuso malvezzo nostrano, quello di tenere in casa animali esotici, per poi sbarazzarsene una volta passati l’interesse o l’effimera passione verso di loro.

Il pesce (simile a quello della foto) catturato da un pescatore di Guastalla, è stato identificato dagli esperti dell’Acquario del Po di Motta Baluffi, in provincia di Cremona. La specie può raggiungere i trenta centimetri di lunghezza e prolifera soprattutto nel bacino del Rio delle Amazzoni, in alcuni corsi d’acqua del Pantanal e nel fiume Paraná, condiviso dallo stato omonimo e da quelli di São Paulo, Minas Gerais e Mato Grosso do Sul.

Cacciatore di vermi e insetti acquatici, si nutre anche di crostacei, altri pesci, piccoli mammiferi e uccelli. L’esemplare ritrovato proveniva sicuramente da un acquario domestico e apparteneva a qualcuno che ha voluto disfarsene gettandolo nel Po, probabilmente a causa delle crescenti difficoltà ad alimentarlo in maniera appropriata. Il piranha predilige, infatti, prede vive.

Come il malcapitato possa essere arrivato in Italia non rappresenta un mistero, dato che il mercato illegale di ogni tipo di specie tropicale tra il Sudamerica e l’Europa è fiorentissimo. Risale a settimana scorsa la notizia della scoperta di un lucrativo sistema di scambi via internet, controllato da un gruppo che aveva scelto come propria base di appoggio Rio de janeiro.

Questo tipo di commercio rappresenta per il Brasile la terza attività clandestina più redditizia, dopo lo spaccio di droga e il traffico d’armi. Ogni anno coinvolge almeno 38 milioni di esemplari, in massima parte provenienti da riserve naturali e da aree protette. Con un fatturato stimato per difetto dalla Justiça Federal in 500 milioni di euro e con danni incalcolabili per la biodiversità del gigante verdeoro.

(A. Forni)

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