B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

L’ombra del doping sulle piste brasiliane

Ai Campionati mondiali di atletica, in programma a Berlino dal 15 al 23 agosto, il Brasile avrebbe dovuto partecipare con una squadra composta da quarantacinque elementi. Ma la seleção verdeoro, a prevalenza femminile (24 donne contro 21 uomini), dovrà rinunciare ad alcuni rappresentanti. Il gruppo è stato infatti travolto da uno scandalo legato al doping, una pratica tristemente comune a tutte le latitudini, che ormai coinvolge ogni disciplina. Cinque dei convocati, risultati positivi all’EPO dopo test recentemente effettuati in patria, sono stati allontanati dal ritiro della nazionale. Si tratta di Bruno Tenório (foto), Jorge Sena, Josiane Tito, Luciana França e Lucimara Silvestre.

Le controanalisi sui loro campioni di sangue devono ancora essere effettuate, ma la sospensione ha avuto effetto immediato. Il loro responsabile tecnico Jayme Netto si è subito dimesso dall’incarico, contestualmente assumendosi per intero la colpa del misfatto. Piuttosto imbarazzante e ingenua la scusa addotta a sua (improbabile) discolpa. Il preparatore ha infatti sostenuto che la sostanza, notoriamente proibita, «avrebbe unicamente consentito agli atleti di migliorare il proprio recupero dopo il grande sforzo fisico». Netto ha poi dichiarato di non avere mai avuto alcun timore che i suoi pupilli, tutti tesserati per il team “Rede Atletismo” di Bragança Paulista (Sp), risultassero positivi ai controlli.

L’eritropoietina (o EPO) è un ormone glicoproteico prodotto naturalmente dal corpo umano. Il gene che lo codifica, sintetizzato ormai da una ventina d’anni, viene utilizzato nella produzione della sua versione artificiale. Largamente usata come sostanza dopante, stimola la produzione di globuli rossi, aumentando notevolmente la resistenza alla fatica. Anche la velocista Evelyn Carolina Oliveira dos Santos, pur non essendo stata sottoposta ad alcun test, ha ricevuto un provvedimento di sospensione da parte della federazione. Appartenente a “Rede Atletismo”, ha confessato che Netto le praticava iniezioni di liquidi a lei ignoti, oltre a farle assumere «pastiglie e strani beveroni».

Ad aggiungere tinte di giallo a questo ennesimo pasticciaccio che coinvolge lo sport mondiale è arrivata una piccante indiscrezione. A “fare la spia”, cioè a suggerire alla federazione brasiliana di atletica l’esecuzione dei controlli sui tesserati del sodalizio paulista, sarebbe stato un club rivale, il “BM&F” sponsorizzato dall’istituto bancario Bradesco. Anch’esso ha varie sedi nello stato di São Paulo, segnatamente nella capitale, a São Caetano, a São José do Rio Preto e a Campinas. Il motto di “Rede Atletismo” («Allenamento, studio e tanta allegria!») suona, a questo punto, quanto mai inappropriato. Ma la macchina organizzativa dell’atletica brasiliana, a un passo da un appuntamento fondamentale, non può ovviamente fermarsi.

Tra i punti di forza della nazionale verdeoro ai mondiali che scattano tra due giorni vi sarà anche la chiacchierata campionessa olimpica del salto in lungo Maurren Maggi, oro a Pechino 2008. Anche lei appartenente a “Rede Atletismo”, in passato fu squalificata per doping, avendo assunto anabolizzanti prima delle Olimpiadi di Atene 2004. Come la Maggi, in Germania potranno ambire a una medaglia pure il triplista Jadel Gregório, argento ai mondiali di Osaka 2007 e l’astista Fabiana Murer, vincitrice dei Panamericani di Rio de janeiro nello stesso anno. Alla maratona parteciperà Marilson Gomes dos Santos, due volte primo sulla distanza sia alla Corrida de São Silvestre carioca che alla maratona di New York.

(A. Forni)

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