Fortaleza, resa dei conti per il traffico
Nelle ultime settimane, a Fortaleza, si é acuito lo scontro tra i trafficanti per il controllo del territorio. L’ultimo cruento episodio é rappresentato dall’esecuzione sommaria del notissimo De Menor, all’anagrafe Aírlon das Neves Barroso Veras, di cui il quotidiano locale “Diario do nordeste” fa un sintetico resoconto.
Tra l’altro non facendo alcun cenno agli strettissimi legami tra la vittima e il mondo dello spaccio di sostanze stupefacenti, segnatamente crack e cocaina. Abbiamo dunque chiesto lumi a Flábio Epifanio da Silva detto Pequeno, collega del ventiquattrenne assassinato, e vecchia conoscenza dei piú appassionati lettori di Brasiliando, avendolo personalmente giá intervistato (a questo link) alcuni mesi orsono.
Anche la stampa generalista nazionale comincia ad interessarsi, pur con colpevole ritardo, al terribile salto di qualitá del crimine organizzato, come conseguenza della diffusione del crack. Che si sta diffondendo non solo tra i giovani delle classe sociali non poi tanto disagiate, ma anche tra senza tetto, catador de lixo, e gli addetti ai lavori piú duri, come coloro che si occupano del taglio della canna da zucchero.
Vi lasciamo all’intervista di cui sopra.
Flábio, chi ha ucciso il trafficante noto come De Menor?
«Ad uccidere De menor é stata, incredibilmente, una donna, una trafficante, per ragioni di controllo del territorio. Si dice anche che i due avessero litigato, e la vittima l’avesse schiaffeggiata. Del resto i trafficanti piú potenti, quelli che non operano al dettaglio, usano donne anche molto giovani, specie incinte, perché sono meno controllate dalla Polizia».
Ma non c’entra nulla la Polizia, come riportato dalla stampa?
«No, non c’entra nulla: se ne é fatto cenno solo perché l’arma era una di quelle in dotazione alla Polizia militare, in particolare alla cosiddetta Ronda do quartierão. Quella che ormai la cittá ha ribattezzato Ronda-lanche, visto che volanti si fermano in tutti i bar e ristoranti, a consumare senza pagare.
É comunque facile procurasi una pistola d’ordinanza».
Quanti siete a lavorare in questo settore, nei quartieri piú ricchi e turistici della capitale del Ceará?
«Al momento siamo in dieci circa ad operare nella vendita di crack e cocaina in polvere».
É cosí difficile iniziare questa nuova “professione”?
«In realtá la cosa piú semplice é avere uno o due chili di cocaina da vendere: é sufficiente una foto, sapere dove la persona vive, e tutto é risolto. Ma al momento che il fornitore pretende il compenso, bisogna pagare. Altrimenti uccidono».
(Francesco Giappichini)

