B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Brasile, cani e cultura

                                                                                  

Niente paura, nonostante il titolo non ce l’abbiamo con nessuno. Vogliamo invece parlare di quell’arma di distruzione di massa che risponde al nome di fila brasileiro (nella foto in alto uno splendido esemplare). Il fila, che molti in Italia conoscono col nome di mastino brasiliano, é una razza canina di origine brasiliana che non é stata creata artificialmente, in laboratorio, dagli allevatori, ma si é sviluppata gradualmente nel corso dei secoli, venendo incontro alle esigenze dei colonizzatori della terra brasilis.

Tralasciamo tuttavia i dettagli della sua evoluzione, per i quali rinviamo al testo  riportato piú in basso, tratto dal Materiale di supporto per gli studenti di medicina, dell’Universitá degli studi di Firenze. In questa sede ci limitiamo a raccontarvi che l’abbiamo visto, e che si tratta d’un animale dalla grande potenza ed aggressivitá, specie nei confronti degli estranei, e di conseguenza utilizzato soprattutto come cane da guardia.

Intorno agli Anni settanta in Brasile inizió una vera e propria moda (adesso in parte esauritasi): si trattava del cane piú diffuso nelle famiglie veredeoro. Questo fece sí che, a mezzo d’incroci con altre razze, si tentó di addolcirne il carattere. Sono molti anche nel Belpaese i cinofili appassionati del fila, tanto che esiste un club italiano dedicato a questa fiera, presieduto da Silvana Bianchetti, con tanto di sito internet.

«Storia

La storia del Fila è legata con la storia brasiliana, al modo di vivere e ai problemi quotidiani dei primi colonizzatori nel Brasile. La maggior parte delle razze moderne sono state create “artificialmente” mentre il Fila Brasileiro è conseguenza delle necessità dettate dalle condizioni di vita del Brasile. I colonizzatori avevano bisogno di un cane forte, robusto e lavoratore; che fosse, allo stesso tempo un buon cane da bestiame, un buon cacciatore di giaguari, un buon cane da difesa e un compagno leale.

Il coraggio, il carattere e la lealtà sono state sempre le sue caratteristiche principali con lo scorrere dei secoli. Ci sono alcune razze di base che hanno contribuito allo sviluppo del Fila Brasileiro: il Bulldog antico (denominato Doggen Engelsen), il Mastiff e i Bloodhound antichi. Un’altra ipotesi afferma che la razza discenda dai cani da presa giunti importati in Brasile dai commercianti olandesi per dare la caccia agli Indios, nel 1630.

Il nome “Fila” deriva dal temine portoghese “filar” che significa “afferrare”, in quanto la funzione principale del Fila Brasileiro era quella di acciuffare gli schiavi che tentavano di scappare. La razza è stata ufficialmente riconosciuta FCI nel 1946. Il centro brasiliano per la guerra nella giungla (CIGS), ha effettuato per l’esercito brasiliano una prova nel mezzo della giungla dell’ Amazzonia.

Il Fila Brasileiro è stato usato con successo da CIGS come cane da esercito nella giungla. Un rapporto completo è stato steso sulle prestazioni, nelle stesse circostanze, su Fila, Dobermann e pastori tedeschi per cinque anni. Le selezioni sono state fatte secondo caratteristiche che comprendevano: odorato, coraggio, affidabilità, velocità, resistenza, alimentazione e soprattutto l’abilità e la buona adattabilità nella giungla.

Il Fila Brasileiro è risultato come il cane migliore. È anche utilizzato con successo nella polizia degli USA: è stato impiegato nelle prigioni di massima sicurezza, per la difesa, in perlustrazioni e rintracciamenti. Il Fila presenta un gran vantaggio rispetto al Bloodhound in quanto è in grado di proteggere il padrone».

(Francesco Giappichini)

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Commenti

  1. HCL
    Commento di HCL | 2009/06/30 alle 12:39:45

    Leggo “…Un’altra ipotesi afferma che la razza discenda dai cani da presa giunti importati in Brasile dai commercianti olandesi per dare la caccia agli Indios, nel 1630….”

    E vero che gli olandesi nei primi decenni del XVII secolo ebbero possedimenti in India, nella città di Surat, ma non avevo mai saputo che gli indiani di quelle regioni fossero fuggiti in Brasile.


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