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Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

2009, l’anno “nero” di Adidas in Brasile

Per promuovere in Brasile la sua nuova linea di articoli sportivi, il noto marchio tedesco Adidas il 22 maggio scorso ha tenuto una festa a inviti in una villa di Rio de janeiro, nel quartiere-bene di Gávea. Fin qui nulla di male. Il problema è che la residenza in questione era piena di simboli nazisti. A denunciare il fatto, tramite il suo blog, ha provveduto lo scrittore João Paulo Cuenca, immediatamente imitato dai media sia brasiliani che tedeschi. La circostanza, inutile dirlo, ha innescato un vespaio di polemiche. Sul caso è intervenuta anche la nostra collaboratrice Sabrina Fidalgo, pubblicando un post sul blog “Cabaret eletrônico” da lei tenuto.

Nella casa in affitto, location scelta da Adidas per il suo “Adidas House Party”, erano osservabili evidenti elementi richiamanti l’iconografia della social-democrazia hitleriana, come documentano le foto scattate dallo stesso Cuenca e da Michel Melamed, visionabili ai link di cui sopra. Le piastrelle che correvano lungo tutto il bordo della piscina avevano dipinta una svastica. Nei pressi di uno dei bar campeggiava un’aquila con la scritta “Hamburg Kriegsmarine”, la famigerata marina di guerra attiva in quel periodo. In una stanza adibita a camerino per gli artisti, era appeso un quadro a olio raffigurante un militare nazista in alta uniforme.

Non vogliamo nemmeno pensare si sia trattato di un caso di apologia, neppure sottintesa. Qualora invece fosse stata una volgare trovata pubblicitaria, tanto per far parlare comunque di sé, deve essere catalogata tra quelle di pessimo gusto, inopportune e incredibilmente mal consigliate. Nella migliore delle ipotesi, cioè quella che l’ambientazione nazi sia stata unicamente frutto di una svista, la leggerezza è comunque imperdonabile. La Federazione israelita dello stato di Rio de janeiro ha ovviamente chiesto ragione dell’accaduto. La residenza in passato era stata utilizzata come set del film “Meu nome não é Johnny”.

Il proprietario, l’avvocato Luiz Fernando Penna, dichiara di essere un collezionista di antichi cimeli e nega che il simbolo raffigurato sulle piastelle della piscina sia una svastica nazista. Sarebbe invece una decorazione comune nell’arte dell’antica Grecia. Adidas, dal canto suo, si è chiamata fuori, incolpando del pasticcio la società carioca responsabile della produzione dell’evento. Considerando analoghi problemi di immagine che l’azienda di Herzogenaurach sta affrontando in Brasile e che minacciano di generare cause giudiziarie, per il marchio Adidas il 2009 rischia di diventare un anno “nero” (illustrazione di Fernando Torelly).

(A. Forni)

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Commenti

  1. HCL
    Commento di HCL | 2009/05/29 alle 13:30:39

    La svastica nella piscina, mamma mia che paura, sicuramente l’ADIDAS stà preparando la 4° Guerra Mondiale per conquistare il mondo a suon di calci (con le sue note scarpette) sul fondoschiena di tanti esperti foto-investigatori.

    Partendo dal fatto che la svastica, da oltre 4.000 anni è un disegno che si incontra in tutte le civiltà, ad esclusione dell’Australia, e sempre ha significato fortuna, benessere o salute a secondo delle religioni e delle regioni, che tutt’ora è il simbolo che i tibetani appongono al lato del candidato (per augurargli fortuna) durante le elezioni e che una bella serie di svastiche la troviamo all’interno della Basilica di Sant’Ambrogio in Milano, come in molte chiese. In Cina, che ancora non è diventata nazista, fino a non molto tempo addietro era usata per indicare i quattro punti cardinali.

    Ma tutte le svastiche in questione, come quella della piscina incriminata dal poco colto fotografo, rappresentano il segno in posizione parallela alla base.

    Per diventare nazista, la svastica deve essere ruotata di 45% gradi, solo in questo caso assume la simbologia che gli si vuole attribuire, forzando la mano alla storia, alla religione, alla intelligenza

    Credo proprio che l’imbelle fotografo, prima di scrivere bestialità tipo: “…me diz que a lei número Nº 7.716, de 5 de janeiro de 1989 afirma que “fabricar, comercializar, distribuir ou veicular símbolos, emblemas, ornamentos, distintivos ou propaganda que utilizem a cruz suástica ou gamada, para fins de divulgação do nazismo” é crime cuja pena é reclusão de dois a cinco anos e multa.” farebbe bene a tornare sui banchi di scuola e alla fine seguisse un corso di “onestà e sincerità”, ne trarrebbe grande giovamente egli stesso e tutta l’umanità.

    Comunque il proprietario della casa, l’avvocato Luiz Fernando Penna, dirigente della Associação de Moradores do Alto Gávea, è un noto collezionatore di cimeli antichi, e se tra i cimeli ci sono alcuni quadri che non piacciono al Cuenca questo sarà un suo problema, che poteva rimanere ristretto alla sua coscienza.

    Sarà il caso di avvisarlo di non frequentare i musei, dove questi cimeli sono spesso esposti, tanto per citarne uno il “MUSEU da FEB” in São Paulo. Chissa quali terribili notizie potrebbe comunicarci, su questo museo, questo illustre foto-investigatore.

    Giancarlo Mostachetti (http://www.mostachetti.net)
    Fortaleza - Ceará


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