Il Brasile che prepara la guerra
«Si vis pacem, para bellum», dicevano i latini, ossia «Se vuoi la pace, prepara la guerra». E pare proprio, a giudicare da alcune notizie circolate nelle scorse settimane, che il Brasile del presidente Luiz Inácio Lula da Silva stia applicando il suddetto adagio alla lettera. Circa la megaoperazione nella zona della cosiddetta «Triplice frontiera» vi rimandiamo all’articolo di Stella Spinelli, tratto dal portale “Peace reporter”, che riportiamo in basso.
In questa sede ci limitiamo a segnalare solo la forte contrarietá espressa dal Governo di Asunción, che é stato sul punto di incrinare le reazioni diplomatiche col potente vicino. Continua inoltre sempre piú stretta la collaborazione con Parigi in vista dello sviluppo d’un sottomarino a propulsione nucleare, che rappresentará il fiore all’occhiello della Marinha do Brasil: il ministro della Difesa Nelson Jobim ha dichiarato che il progetto Aramar non subirá nessuna conseguenza per via dei tagli alla spesa, effetto della crisi economica.
Infine le autoritá verdeoro e l’impresa Embraer sono in stretto contatto con le autoritá russe per ottenere da queste la licenza di produzione di modernissimi aerei caccia di quinta generazione.
«Manovre al confine. Il Brasile addestra l’esercito nella regione strategica della Tripla Frontiera, provocando la reazione del Paraguay
Foz do Iguaçu, il cuore della tripla frontiera Brasile-Paraguay-Argentina, crocevia di loschi traffici di ogni ordine e grado, è stata per due giorni teatro di un addestramento militare senza precedenti da parte dei militari brasiliani della Marina. In particolare l’esercitazione si è basata sulla riconquista di installazioni strategiche e sul riscatto di prigionieri. Nome dell’operativo: Restrex S-1/2009.
Addestramenti sospetti. Elicotteri, aerei e 250 soldati delle truppe speciali e antiterrorismo hanno lavorato in uno scenario fittizio nei dintorni della Capitaneria fluviale del rio Paraná. In particolare, si sono presentati membri del Comando delle operazioni navali, il Comando del Quinto distretto navale, la Squadra di negoziazione distrettuale e il Gruppo speciale ripresa e riscatto del Battaglione delle operazioni speciali dei fucilieri navali.
A questi si sono aggiunti una portaerei UH-12 ed elicotteri. Nonostante questa esercitazione di massa si sia tenuta nel più stretto riserbo, alla larga da occhi indiscreti e senza contatto con la società civile, richiama l’attenzione il fatto che sia avvenuta proprio nella regione della Tripla Frontiera, dove, a detta degli Stati Uniti, vengono finanziate addirittura attività terroristiche.
Una simile mobilitazione, ma con minor affluenza di uomini, si è avuta soltanto nel dicembre 2008, pochi mesi fa. L’obiettivo, ha spiegato ai mass media il capitano di fregata Ricardo Dondeo, è addestrare i militari ad affrontare le più disparate situazioni in un’area tanto calda. La reazione. Ma, di fronte a tanto dispiego di forze brasiliane, qualcuno ha storto la bocca.
Il governo del Paraguay, capitanato dall’ex vescovo Fernando Lugo, ha protestato vivamente. “Questo tipo di manovre non contribuisce a sviluppare relazioni di fiducia e rispetto tra i due popoli che si spartiscono un medesimo spazio geografico”, recita un comunicato della cancelleria di Assuncion. Inoltre, questa mobilitazione “alla nostra frontiera non è stata annunciata alle autorità locali”, continua la nota, rivelando che il ministero degli Esteri paraguaiano chiederà spiegazioni a Brasilia.
“Questo tipo di operazione militare - aggiungono da Assuncion - genera ogni tipo di speculazione che si contrappone allo spirito che deve esserci in un progetto di integrazione com’è il Mercosur”, la cui presidenza semestrale è adesso proprio nelle mani del Paraguay. Non è certo la prima volta che il vicino di casa del Brasile protesta per improvvisate manovre militari fatte sul filo del confine paraguaiano.
Fernando Lugo, il 21 novembre scorso, espresse personalmente il diniego del suo governo per uno sconfinamento di militari brasiliani durante l’ennesimo addestramento, ribadendo che un fatto simile non avrebbe dovuto più ripetersi. L’episodio riguardò trenta soldati verde-oro che con carri armati e veicoli di artiglieria entrarono nel dipartimento paraguaiano di Canindeyú».
(Francesco Giappichini)

