B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

La cultura del cacao e la Bahia di Amado

Resta aperta al pubblico dal 4 aprile al 3 maggio, presso il centro culturale “Candiani” di Mestre, la mostra fotografica “Cacao, sulle tracce di Jorge Amado”, basata sulle opere raccolte nel libro omonimo di Luca Rinaldini. I suoi scatti raffigurano la realtà, le tradizioni e la vita che si svolge intorno alla produzione del cacao nello stato di Bahia. L’esposizione, già allestita nel 2006 presso l’ambasciata del Brasile a Roma, fu all’epoca accompagnata da un racconto di Jorge Amado e introdotta da un testo della compianta Luciana Stegagno Picchio, illustre divulgatrice della letteratura lusofona e studiosa dell’opera del maestro brasiliano.

Vi riproponiamo di seguito un brano tratto dalla presentazione del libro, scritta dal giornalista de “La Repubblica” Guido Rampoldi e diffusa in quell’occasione.

- Considero del tutto pertinente, quasi doverosa, la scelta di testi di Jorge Amado ad illustrare le fotografie sul cacao (uomini e cose, paesaggio, produzione, lavoro), di Luca Rinaldini. Tappa brasiliana della sua attività di fotografo itinerante in paesi e luoghi lontani. Un fotografo esente da ideologie, ma sensibile a ogni rivelazione di una particolare condizione umana. Un fotografo più che alla panoramica, allo sguardo d’insieme, è attento al particolare, al dettaglio, all’indizio, da cui può sorgere l’interpretazione, il significato, di tutto un fenomeno.

Degli uomini del cacao Jorge Amado ci aveva rivelato la storia di disboscatori di foreste, di piantatori della nuova cultura sulla terra concimata dal sangue, al servizio dei coronéis del tempo andato. Ed ora Luca Rinaldini ci mostra le mani callose, i volti scuri, i piedi come radici, prigionieri, invischiati come allora nel cacao molle o i piedi agili che, sulla distesa del cacao liberato dalle scorie danzano, come scriveva Amado: “un ballo capace di ricordare un altro ballo che altri negri, in altri tempi, ballarono sulla coperta delle navi negriere”.

Ci mostra il duro lavoro di spaccare per dodici ore i grani impilati ai margini della strada. Le attese del sabato davanti allo spaccio, con le conversazioni fra amici. I figli, ragazzotti che, al tramonto (”come hanno ancora forze per correre?”), si esercitano negli agili esercizi della capoeira. Ci fa conoscere le donne, le figlie, mulattine dalla faccia ridente, e le compagne intente alla raschiatura della mandioca. Del cacao, Luca Rinaldini ci mostra i frutti i dorati, che pendono dagli alberi come lanterne di un tempo antico.

Le lunghe pertiche, armati delle quali i lavoratori si infilano sotto le distese di cacao, cercando un po’ di refrigerio tra il fogliame d’argento. Ci mostra le distese del cacao, che il sole ha reso mulatte come il volto degli uomini e da cui esce un inebriante profumo di cioccolata. È ancora così oggi il mondo del cacao cui Jorge Amado ha dedicato grande parte della sua opera? Certo, se le condizioni di produzione possono essere cambiate, restano immutati i miti del paesaggio, quel paesaggio in cui le foreste primigenie, in tempi ben più recenti, hanno ceduto alle distese grigio-azzurrine del cacao, concimate col sangue.

E resta il mito di Jorge Amado, il cantore di questa corrusca epopea. Era stato proprio per affrontare l’avventura del cacao che il padre, João Amado, dissodatore di terre, dalla natía Estancia, nel Sergipe, era sceso a Ferradas, nella Bahia. Sono gli anni della grande trasformazione. Sotto la legge dei coronéis, che dirigono a loro arbitrio i fucili dei jagunços o cabras al loro servizio, le grandi foreste delle terre di nessuno cedono il campo alle nuove piantagioni del cacao, concimate col sangue di coloro che si trovano sul cammino degli occupanti abusivi di terre.

Il primo capitolo della storia di quella terra è il romanzo “Cacau”, poco più di cento pagine scritte in sei mesi fra la fine del 1932 e il giugno del ‘33. Un libro illustrato dalle incisioni in bianco e nero di Santa Rosa, amico di Jorge e anche lui ai suoi esordi. Sono queste illustrazioni, di un realismo “post-moderno”, nel senso di venuto dopo la rivoluzione modernista brasiliana del 1922, che è interessante raffrontare oggi con le fotografie di Luca Rinaldini. “Cacau” descrive con passione e competenza un’altra realtà antropologica e sociale del Brasile, e riscuote subito un enorme successo nazionale e internazionale.

Scriveva Amado: “Ho cercato di raccontare in questo libro, con un minimo di letteratura e un massimo di onestà, la vita dei braccianti nelle fazendas di cacao del sud di Bahia. Che sia un romanzo proletario?”. Che lo fosse, lo avrebbero dimostrato di lì a poco i lettori di ogni paese capaci di riconoscere nella prosa essenziale del ragazzo di Bahia, al di là delle varianti ambientali e localistiche, le strutture di società omologhe. Ed è per questo che ci pare valida la proposta di Luca di riconoscere nelle pagine di Amado le immagini scattate tra i braccianti delle fazendas del sud della Bahia.

L’epopea del cacao proseguirà in “São Jorge dos Ilhéus” del 1944, (tradotto in un primo tempo con “Frutti d’oro”) e con “Terras do sem fim”, (”Terre del finimondo”) pubblicato nel 1943 da un Amado ormai esule politico a Montevideo, il suo libro più autobiografico. Da entrambi, Luca ha tratto non poche delle sue ancora attualissime didascalie. E queste terre non saranno abbandonate dall’Amado della cosiddetta seconda fase, che a poco a poco andrà sostituendo sul palcoscenico delle terre grapiunas gli eroi proletari dei tempi di Cacau con le nuove eroine, sorridenti e maliziose di Gabriella garofano e cannella. -
 
Mostra “Cacao, sulle tracce di Jorge Amado” - fotografie di Luca Rinaldini

La mostra è aperta dal 4 aprile al 3 maggio 2009.

Orario: lunedì-venerdì 15-19 / sabato e festivi 10-13 e 15-19

Centro culturale “Candiani” - Piazzale Candiani, 7 - Mestre

candiani@comune.venezia.it - www.centroculturalecandiani.it

(redazione)

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