B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Sem terra, da Siena un grido disperato

                                     

Lo scorso 28 ottobre a Siena si é celebrato l’Mst day. Ove per Mst é da intendersi il Movimento dos trabalhadores rurais sem terra. All’incontro, organizzato tra gli altri dall’Universitá degli studi di Siena, era presente anche Gislene dos Santos Reis, che nella direzione nazionale del movimento politico brasiliano rappresenta lo Stato del Sergipe.

Ma soprattutto, grazie al nostro collaboratore David Lifodi, era rappresentata anche la nostra testata. Il collega, nell’interessante cronaca che riportiamo in basso, e che vi invitiamo a leggere, chiarisce uno dei dilemmi cui il Governo Lula – all’inizio del terzo millennio – si trova di fronte.

Puntare sull’agrobusiness – che in tempi di prezzi alti delle commodity ha contribuito in modo sostanziale all’attuale fase di espansione economica – oppure portare avanti una seria riforma agraria, capace sia di limitare il latifondo, sia di sostenere il settore della cosiddetta agricoltura familiare?

Noi crediamo che l’attuale classe dirigente brasiliana la propria scelta l’abbia giá fatta, e che questa non vada nella direzione auspicata dagli entusiasti organizzatori del convegno senese.

«La recente criminalizzazione a cui sono stati sottoposti i contadini senza terra, i rapporti del Mst con il governo Lula alla luce delle ulteriori sterzate verso l’agrobusiness del Planalto, la solidarietà con i movimenti dei campesinos a livello internazionale: di questo e altro ancora ha parlato Gislene dos Santos Reis in occasione del suo intervento a Siena lo scorso 28 Ottobre nell’ambito dell’incontro denominato “Dall’occupazione della terra alla democrazia partecipativa: le pratiche politiche dei Sem Terra in Brasile”.

Gislene dos Santos Reis, giovane appartenente alla Direzione Nazionale del Movimento Sem Terra in rappresentanza dello stato del Sergipe, ha trascorso alcuni giorni in Italia ospite di alcuni gruppi locali dell’associazione Mani Tese, da sempre impegnata a sostenere il Mst tramite progetti e attività di cooperazione.

L’incontro di Siena, organizzato in collaborazione con il Centro Interdipartimentale Studi America Indigena della Facoltà di Lettere cittadina e il Laboratorio Politico America Latina, è servito quindi per fare il punto sulla congiuntura attuale che sta vivendo il Brasile e, in particolare, sullo stato di salute del Movimento Sem Terra.

Gislene chiarisce subito l’attuale rapporto tra il Mst e il Planalto. Precisato l’ambiguo atteggiamento del governo, che si materializza talvolta con grandi abbracci (immortalati dai media) tra Lula e Stedile (il leader del movimento) a cui seguono sconcertanti dichiarazioni dello stesso presidente secondo il quale “i latifondisti sono gli eroi del Brasile”, Gislene spiega con chiarezza come il Pt resti comunque il principale partito di riferimento e interlocuzione per i senza terra.

“Malgrado il neoliberismo di Lula, l’avvento di un governo di destra sarebbe molto peggiore”, spiega. Il principio del Mst è quello di valutare i rappresentanti petisti caso per caso, e in effetti si tratta del metodo migliore poiché la situazione è molto diversa da stato a stato.

I Sem Terra rifiutano l’appoggio soltanto quando i petisti con cui sono chiamati a confrontarsi assumono posizioni esplicitamente di destra, fa capire Gislene, ricordando però come soprattutto la base del Pt fin dall’inizio abbia contribuito allo sviluppo e al radicamento sul territorio del movimento.

Al contrario, è piuttosto duro il suo giudizio sui partiti sorti alla sinistra del Pt, ad esempio il Psol (Partito Socialismo e Libertà) e il Pstu (Partito Socialista Unificato dei Lavoratori): “si tratta di formazioni che non costituiscono una reale alternativa, incarnano la vecchia idea della sinistra desiderosa di prendere il potere, ma non mettono in pratica la democrazia dal basso”, fattore comune a tutta la sinistra sociale sudamericana.

Il timore che la destra brasiliana che verrà sarà assai peggio delle politiche moderate di Lula, il Movimento Sem Terra lo ha già sperimentato nel Rio Grande do Sul, dove adesso sono al governo le forze conservatrici. La vera e propria criminalizzazione delle lotte per la giustizia sociale, e in particolare del Mst, è ben illustrata nel bimestrale di Agosto-Settembre della Revista Sem Terra, che Gislene mi regala raccontandomi il pesante attacco a cui è stato sottoposto il movimento.

“I media cercano di toglierci la popolarità che abbiamo conquistato presso la società brasiliana”, denuncia, “dipingendoci come persone che si pongono come unico obiettivo quello di creare disordini”. Inoltre la riforma agraria, che rappresenterebbe una conquista significativa per tutta la società brasiliana, viene presentata dai media come un obiettivo di casta, che privilegerebbe soltanto i contadini senza terra.

A questo proposito non si può far a meno di citare un pensiero del conosciuto e apprezzato Dom Pedro Casaldaliga, uno dei sacerdoti più conosciuti per il suo impegno militante a fianco del Movimento Sem Terra: “Oggi il capitalismo neoliberale, arrogante ed escludente, è appoggiato quasi totalmente dalla comunicazione.

Chi detiene il capitale governa i mezzi di comunicazione, li manipola e li distorce”. Gislene racconta anche il suo lavoro di formatrice politica all’interno del movimento, evidenziando con orgoglio la capacità di organizzazione della scuola nazionale autogestita del movimento “Florestan Fernandes”.

La formazione per il Mst rappresenta uno dei punti imprescindibili del suo programma: “C’è bisogno di un’opera continua di formazione e auto-formazione”, precisa, raccontando come nella scuola si svolga un duplice modello di istruzione, basato inizialmente sull’insegnamento ad esprimersi in portoghese ed arrivando, in fondo, ad analizzare e conoscere centri di potere quali Banca Mondiale o Wto per istruire i campesinos sui modelli da non seguire.

Il lavoro del Movimento Sem Terra è apprezzato in tutto il continente sudamericano: brigate di lavoro sono presenti in Venezuela (per insegnare nuove tecniche agricole e di coltivazione al governo di Caracas), Haiti (dove vengono impartite nozioni di agroecologia al paese più povero dell’America Latina)  infine Cuba (in questo caso sono i militanti del movimento che si recano nell’isola per migliorarsi nel campo della formazione politica).

In generale, il modello di agricoltura familiare di cui il Mst si fa sostenitore contro l’agronegozio, è tema di incontri, dibattiti, interscambio di esperienze all’interno di Via Campesina (a cui il movimento ha aderito fin dalla sua nascita) e con i movimento sociali di Bolivia, Paraguay e Chiapas.

Lotta per la terra, riforma agraria e trasformazione sociale rappresentano l’orizzonte dei Sem Terra: arrestarli non sarà facile».

(Francesco Giappichini)

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