B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Caro Roberto Saviano

                                       

Caro Roberto Saviano, visto che vuoi abbandonare l’Italia per vivere una vita diversa, bere una birra all’aria aperta ed innamorarti, ti consiglio il Brasile. E quella vivida realtá quotidiana, che lamenti ormai troppo distante, potrai sí – come dici tu – strofinartela addosso.

In primis vi potrai infatti continuare le battaglie per la legalitá, oltretutto da una spiaggia tropicale, cosa che manderá in bestia – e sai che goduria – i tuoi “amici”camorristi. In secundis il Paese sudamericano, coi suoi incancreniti problemi di ordine pubblico e criminalitá, potrá senz’altro offrirti spunti che adesso – sballottato tra le caserme dell’Arma – non puoi purtroppo avere.

In tertiis gioca a tuo favore, e scusami se é poco, l’elemento della sicurezza: di quella tua personale. Saresti infatti sotto la discreta protezione della Polizia militare (Pm) (sul link il sito del Batalhão de choque della Polizia militare del Ceará, il cui stemma é ovviamente un teschio, ndr), pur con la supervisione della Polizia federale, che terrebbe i contatti con le autoritá italiane.

Va da sé che saresti intoccabile non solo per i sicari brasiliani, ma anche per killer di provenienza casertana. Sí perché la Pm, in un caso come questo, avrebbe de facto carta bianca. E i Casalesi, che ovviamente non potrebbero farla franca per la particolare attenzione di cui godono i gringo, se la passerebbero tanto male, che sento umana compassione per loro giá adesso.

Perché – si chiamino Sandokan o Yanez – oltre a prenderne tante, ma tante, dovrebbero indossare scarpe da donna. Quelle col tacco molto alto. E continuerebbero a farlo per molto tempo, anche se posti in libertá, come vere mulherzinha. Piú sotto rimandiamo al tuo personale e comprensibile sfogo, ormai un cult della rete, e senz’altro interessante anche per i nostri lettori, appassionati del Brasile.

«Andro’ via dall’Italia, almeno per un periodo e poi si vedrà… Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido - oltre che indecente - rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo.

‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre.

Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri - oggi qui, domani lontano duecento chilometri - spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere.

In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me».

(Francesco Giappichini)

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Commenti

  1. Commento di zeca | 2008/10/23 alle 13:58:59

    Caro “Signor Gomorra”, a volte e’meglio sparire nel nulla che sparire dentro il ricordo sbiadito di se stessi.Il tempo vola, i ricordi ammazzano, il coraggio dettato dalla spavalderia giovanile si affievolisce e lascia spazio a ripensamenti tardivi e ripiegamenti verso l’agognata pax borghese.Caro Saviano,mi creda, si allontani per un anno dalle glorie editoriali,provi a mettere nel cassetto le sue pallottole giornalistiche e riconquisti la sua carta d´identita’!L’Italia e’terra di ingratitudine,gli italiani hanno la memoria corta e se oggi si dissolve con un po’di meritata gloria nel valigione da emigrante evitera’a se stesso i fischi e le pernacchie di domani.In Italia si passa dal trono al cassonetto dell’immondizia in meno di 24 ore, la follia collettiva si diverte ad esaltare e poi bruciare simboli,icone e personaggi pubblici come se questo potesse poi ripulire le coscienze di ognuno da una esistenza senza sorriso.Signor Saviano,lei ha denunciato,con coraggio non comune, malefatte e violenze di boss e sicari di mezza Campania, ritrovi adesso quella spinta e quel senso di ribellione che l’hanno resa qualcuno.Adesso che la sua vita si divide tra nascondigli e privazoni assurde della liberta’ personale si sieda e scriva sulla lavagna del proprio cuore:era troppo alto il prezzo da pagare o ne e’valsa la pena?
    Io,guarda caso, le consiglio di scappare giusto in Brasile,spendere un po’ di quanto guadagnato in chirurgia plastica, da quelle parti si fanno miracoli, e resettarsi.CAMBI VITA PRIMA CHE LA VITA CAMBI LEI!!Vada al caldo, vada in spiaggia a bere una birra gelata, tanto i casalesi non cambieranno mai e gli italiani tra un anno si saranno gia’dimenticati della sua bellissima denuncia sociale.
    Scappi Signor Saviano, la gloria dura lo spazio di un ricordo e la vita non vissuta perdona meno dei mammasantissima della cupola napoletana.
    La pallottola che non perdona e’sempre quella della nostra infelicita’!!


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