Comuni(cazi)one e Liberazione

Tra le tante polemiche, più o meno significative, che hanno caratterizzato l’ultimo scorcio d’estate, vi è stata quella che ha visto protagonisti Comunione e liberazione, “Il Manifesto” e un fantomatico movimento di “Senza terra” brasiliani che, presentandosi sotto la sigla “Mst”, ha dichiarato di aderire all’organizzazione dei giovani cattolici italiani. Il gruppo, si è saputo poi, non ha alcun rapporto con il “Movimento dos trabalhadores rurais sem terra” (nella foto, in corteo a BrasÃlia), diretto dall’attivista João Pedro Stédile, che da anni in Brasile guida la protesta dei contadini, sovente espressa attraverso occupazioni di latifondi.
Volendo credere alla buona fede di Cl, si potrebbe pensare che l’iniziativa sia stata solo viziata da un evidente e clamoroso malinteso. Se invece sposassimo la tesi della “patacca”, come viene definita nel testo firmato da Alessio di Florio apparso sul forum “Social press” il 25 settembre, che pubblichiamo più sotto, allora si tratterebbe di vera e propria manipolazione mediatica. Saremmo in presenza di un’astuta operazione volta allo sfruttamento di un simbolo dotato di un’immagine credibile, ritenuto fonte di legittimazione politica. Non solo da sinistra, a quanto pare, ma anche al centro e oltre.
Un trucchetto, se di questo si è trattato, che il quotidiano comunista ha ritenuto di dover svelare grazie a un pezzo di Maurizio Matteuzzi. Di seguito, il post tratto da Social Press, riferito all’artico de “Il Manifesto”:
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CL e la balla sui Sem Terra brasiliani
Una patacca talmente grossolana che non avrebbe bisogno di smentita. La descrizione offerta su Il Manifesto da Maurizio Matteuzzi è forse la più calzante per un assurdo caso di disinformazione ferragostana. In occasione dell’annuale Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini il Movimento Sem Terra brasiliano annuncia il suo ingresso nel movimento fondato da don Giussani.
La notizia circolava da alcuni mesi, ma sottovoce, e nei giorni del meeting tutti i media (a partire dal Corriere della Sera e dal Tg2) l’hanno rilanciata a nove colonne. I militanti brasiliani affermano che “incontrando Cl abbiamo incontrato tutto quello che avevamo bisogno di incontrare” aggiungendo che “Gesù non si riduce a discussioni di problemi politici e sociali”. Tra l’altro la seconda affermazione è l’accusa che da sempre la destra cattolica lancia verso la Teologia della Liberazione e la parte progressista della Chiesa Cattolica (sudamericana, ma non solo). Fin qui la notizia sparata sui media.
La verità la ristabilisce immediatamente il Comitato Italiano di appoggio all’MST brasiliano. In un comunicato stampa si afferma che i due brasiliani presenti al meeting, Marco Zerbini e Cleusa Ramos, non hanno e mai hanno avuto contatti e legami con lo storico ’Movimento dos trabalhadores Rurais Sem Terra’. Il loro movimento, legato alla ong italiana AVSI, si occuperebbe nella zona di Salvador de Bahia di persone senza fissa dimora ed è totalmente diverso.
La notizia era giunta per la prima volta in Italia, in pieno luglio, sulle colonne di Vita. Il settimanale raccontava dettagliatamente la vicenda, riportando anche alcune dichiarazioni di Zerbini e Ramos, e sottolineava la differenza tra il loro movimento neociellino e i Sem Terra. Ma, nonostante questo, definiva la notizia clamorosa, senza spiegare il perché.
Il MST, giova probabilmente ricordarlo ancora una volta, è - così come leggiamo nel comunicato del Comitato Amig@s Mst-Italia - “un movimento laico, vicino alla Teologia della Liberazione e non ha dirigenti che possano ricondurlo ad una organizzazione religiosa. Ha una direzione collegiale di 60 persone, ha sede in 23 stati del Brasile, coinvolge un milione e mezzo di persone, occupa terre richiedendone l’espropriazione, lotta per la riforma agraria”.
I Senza Terra brasiliani in questi decenni sono stati esempio per molti altri movimenti in tante parti del mondo, faro della lotta contro il rapacismo delle multinazionali e i meccanismi economici mondiali, che consegnano quotidianamente miliardi di donne e uomini alla povertà e al dominio. Dopo secoli in cui i servi della gleba hanno trovato nella terra e nella sua coltivazione lo strumento della loro oppressione, i militanti brasiliani hanno rovesciato la situazione trasformandola nello strumento del riscatto sociale e umano. Lì dove domina il latifondo e l’oligarchia corrotta i Sem Terra piantano semi di giustizia e di speranza. In un futuro di libertà , in un domani di dignità .
Questa storia luminosa, questo cammino generoso e indignato verso l’utopia certamente non verrà neanche sfiorato da una misera, fetida patacca di un agosto italiano. Ma è sempre giusto ribadire la verità e negare la menzogna.
sito internet Comitato Amig@s MST Italia
http://www.comitatomst.it
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Riportiamo, a questo punto, anche il botta e risposta avvenuto qualche settimana fa tra un responsabile di Cl e l’autore dell’articolo apparso su “Il Manifesto”:
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L’Mst di Cl non è l’Mst
Nella loro partecipazione al Meeting di Rimini di domenica 24 agosto, Marcos Zerbini e Cleuza Ramos hanno ripetuto sia nell’intervento pubblico sia nella conferenza stampa che il loro è una associazione di «senza terra per la riforma urbana» ben differente dal movimento «per la riforma rurale» di cui si parla nell’articolo pubblicato dal manifesto ieri a pagina 10 dal titolo «Basta occupazioni, i Sem terra brasiliani entrano in Cielle». Già in passato, hanno sottolineato Zerbini e Ramos, la stampa italiana aveva equivocato tra i due movimenti.
Stefano Filippi, portavoce della Fondazione
Meeting per l’amicizia fra i popoli
Grazie per la lettera. Che conferma in toto l’articoletto del manifesto. Se Cleuza e Marcos sono ciellini, affari loro. Noi ci siamo attenuti all’articolo del 24 agosto sul Corriere della Sera a firma G.G.V. (Gian Guido Vecchi). In cui sta scritto, parole attribuite a Cleuza: «Oggi noi del Movimento Senza Terra di San Paolo desideriamo consegnare il nostro movimento nelle sue mani…», nelle mani di don Giussani. Fino a prova contraria il «Movimento dei Senza Terra» è l’Mst di Stedile. Forse a alimentare «l’equivoco» coi Sem Terra di San Paolo (che, dice il titolo, occupavano «i campi»: i campi di solito sono in città o in campagna?) sono proprio Cleuza e Marcos, Cl e la stampa tipo Corriere e Tg2, maliziosamente ingenui.
Maurizio Matteuzzi
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(A. Forni)

