Un grillino in Brasile
«Inizialmente ho desiderato, poi ho riflettuto, poi ho cominciato a crederci e quel punto era già una strada che non prevedeva ritorno. E allora via! Brasile! Ora, adesso! Rimandare a domani è sempre una scusa, una furbata della mente per non agire. FORTALEZA! Nuova vita, nuove esperienze, nuove storie…. Se mi seguite, vi racconto un po’. Luca Viscje». Sono le parole con cui Luca Viscje, grillino doc trapiantato in Brasile, introduce il proprio blog, dal titolo “luca viscje brasil”.
Bell’esperimento davvero, quello del giovane friulano, che in post quasi quotidiani ci racconta le vicende della sua quotidianitá nel caldo Ceará, alternandole con interessanti riflessioni sulla realtá socio-politica verdeoro. Interessanti i suoi articoli sulla prostituzione, sulla normativa antinepotismo, nonché sulla locale proposta di legge volta ad impedire ai pregiudicati di candidarsi a cariche pubbliche.
E proprio quest’ultimo intervento in chiave etica – grazie alla illustre citazione nel blog di Beppe Grillo –gli ha assicurato la fama nazionale, almeno tra gli aficionado della rete. Ottima infine la scelta di porre quase sempre a confronto la realtá brasiliana com quella italiana, spesso interpretata secondo l’ottica del celebre comico genovese. Vi rimandiamo adesso al suo piú recente pezzo, dedicato ai timori brasiliani per la riattivazione della Quarta flotta statunitense nell’Atlantico del sud.
«Il petrolio brasiliano fa già gola agli USA
E’ cosa nota che in Brasile da poco tempo è stato scoperto un nuovo giacimento di petrolio. Questo giacimento è davvero molto grande, si estende per una fascia di 800 km dal litorale di Santa Catarina a quello di Espirito Santo (per capirci, sta di fronte a Rio de Janeiro). Si trova nella piattaforma continentale (area di giurisdizione brasiliana) entro le 200 miglia nautiche dalla costa.
Il petrolio (e anche gas naturali) si trova ad una profondità tra 7 e 8 km oltre al fondo marino. Quindi quasi 10 km dal livello del mare. Esso si trova sotto uno spesso strato di sale (di 3 km circa). Durante il Consiglio di Sviluppo Economico e Sociale Lula ha dichiarato che l’intenzione non è di fare del Brasile un semplice paese esportatore ma di sviluppare l’industria petrolifera che lavori la materia prima e ne esporti i prodotti derivati.
Lula inoltre ricorda che una frase della Costituzione (qui ha ancora un valore!) evidenzia che le risorse petrolifere sono della nazione e i suoi frutti devono essere impiegati per migliorare l’educazione e le condizioni di vita del popolo brasiliano. Il Presidente dice che questo è un biglietto vincente della lotteria e i soldi del premio non vanno spesi prima di averli. Egli ritiene “il petrolio un passaporto per il futuro che investiremo in educazione e per la riduzione della miseria nel paese”.
Ciò che mi inquieta è invece questa intervista che ho trovato sul quotidiano “O Povo” al Generale di Brigata Durval Nery (appartenente alla ESG: Escola Superior de Guerra). Il Generale esprime subito preoccupazione e la necessità di proteggere il paese in quanto gli USA subito dopo l’annuncio del Brasile per la scoperta del giacimento, hanno riattivato la IV flotta marina sulla zona sud dell’Atlantico.
Gli americani giustificano la decisione con la scusa del pericolo del narcotraffico. Secondo Durval, gli USA dispongono di petrolio solo per i prossimi 5 anni e ricorda che il presidente George Bush il giorno dopo la conferma della scoperta del petrolio, ha dichiarato che lui non riconosce la sovranità brasiliana entro le 200 miglia nautiche (entro i quali si trovano i giacimenti).
La IV flotta venne inizialmente istituita dagli USA per vigilare le coste sud dell’Atlantico (riguardo a narcotraffico, navi mercantili clandestine, etc..). Questa flotta, riattivata ora, è costituita da varie navi e da una portaerei nucleare. Giustamente Duval si chiede cosa serva una flotta di questo tipo in un’area di pace, priva di pericoli nucleari. E soprattutto se il Brasile necessita della protezione americana.
Anche il Comandante che è stato nominato per dirigere la flotta, Joseph Kernan (specializzato in flotte da guerra) non tranquillizza il Generale Duval. Il Generale teme che Bush voglia ripetere quello che ha fatto in Iraq e in Afganistan solo per impadronirsi del petrolio. Alla fine dell’intervista sostiene che il Brasile dovrebbe ora rafforzare la propria marina militare che per anni è rimasta ferma.
Dice inoltre che andrebbe completato il sottomarino nucleare, un progetto partito anni fa, al quale il governo aveva tagliato i fondi e poi sospeso. Certo, gli USA sembrano ormai disposti a tutto pur di non restare senza petrolio e mantenere il loro altissimo livello di vita. E da Bush ormai mi aspetto di tutto. Dall’altra parte mi fa paura sentire un generale che vuole riprendere in mano un progetto su un sottomarino nucleare da piazzare a difesa delle coste.
Di chi dobbiamo aver più paura?».
(Francesco Giappichini).

