Il gelato, grande passione italo-brasiliana

Con colpevole ritardo, anche Musibrasil celebra il “Dia nacional do sorvete“, la giornata brasiliana del gelato, andata in scena per la sesta volta in tutto il Paese tre giorni fa, martedì 23 settembre. Con il vino, questa è tra le poche preparazioni alimentari tipicamente tricolori di cui la maggior parte dei brasiliani ancora riconosce gli italiani maestri. In Brasile, se lodate la polenta veneta, la pizza napoletana o le lasagne emiliane, immancabilmente vi risponderanno che quelle verdeoro sono migliori. Lo storico nazionalismo culinario del País tropical rivaleggia infatti con il proverbiale campanilismo gastronomico del Belpaese.
Il gelato, come parecchie altre leccornie che oggi deliziano i nostri palati, in realtà proviene dall’Oriente. Di ritorno da una delle sue scorribande sulla Via della seta, se lo portò appresso nel 1200 il solito Marco Polo. Non potendo trasportarlo fisicamente per ovvie ragioni di deperibilità, il veneziano ne divulgò la ricetta, poi ampiamente rielaborata dai pasticcieri della penisola che vi aggiunsero un fondamentale ingrediente, il latte. In questo senso, il prodotto che viene consumato ai giorni nostri è molto più italiano di spaghetti e ravioli, tutto sommato abbastanza fedeli agli originali cinesi.
In Brasile il gelato arrivò durante il secolo XIX. Le cronache dell’epoca riportano un fatto curioso: i contadini dell’interno si rifiutavano di consumarlo, temendo che provocasse il congelamento immediato del corpo. Ma il sovrano portoghese Dom Pedro II (soprannominato “Il re golosone” e noto per l’abitudine di mangiare quotidianamente almeno tre polli interi) ne era ghiotto, prediligendo in particolare quello al gusto di pitanga. L’essere preparato grazie alla copiosa disponibilità di frutti tropicali autoctoni è ancor oggi la principale caratteristica del prodotto verdeoro.
Tra le specialità, ricordiamo i gusti maracujá, yoghurt con prugne, doce de leite con cocco, cioccolato bianco con castanha-do-pará, mango e guaraná. Il gelato fa parte dei menu creati da famosi chef brasiliani come Alex Atala (gusto “capim santo con limone”) e Jun Sakamoto (“lichia” o lychees). Nel 2007 ogni brasiliano ha consumato in media 4,74 litri di gelato, per un totale annuale di quasi 900 milioni di litri, il 70 per cento dei quali in estate.
Altra particolarità brasiliana sono le gelaterie “por quilo”, dove si paga a peso. Così come avviene nei popolari buffet di carni, pesci, verdure e alimenti salati, molto frequentati all’ora di pranzo, anche in questo tipo di sorveteria si decide la quantità e il numero di palline di gelato desiderate, servite in scodelle che vengono poi pesate alla cassa. Il prezzo è variabile, intorno ai 25-30 real al chilo. Diffusissimi su tutte le spiagge, infine, sono i picolé, i gustosissimi ghiaccioli che rappresentano il 20 per cento del mercato totale.
(Carolina Virgilio)

