A Pechino un Brasile diversamente abilissimo

È un Brasile con il sorriso sulle labbra, quello che ieri ha definitivamente salutato Pechino. Se le Olimpiadi si erano concluse il 24 agosto con un bilancio in chiaroscuro, le Paraolimpiadi (che ci ostiniamo a chiamare così, malgrado oggi si usi definirle “Paralimpiadi”), terminate mercoledì sera, sono state un trionfo senza precedenti. In Cina, lo sport verdeoro diversamente abile conquista ben 47 medaglie (16 ori, 14 argenti e 17 bronzi), terminando al 9º posto assoluto del ranking e lasciandosi alle spalle nazioni come Spagna, Germania, Francia, Giappone, Cuba e Italia (28ª).
Il Brasile ha chiuso con quattordici medaglie in più rispetto alla campagna di Atene 2004, quando i podi furono in tutto trentatre. Due gli ori complessivi in più rispetto ai quattordici vinti in Grecia. L’ultimo successo in ordine di tempo è arrivato nel calcio a cinque, dove la seleção si è laureata campione per la secondo volta, battendo i padroni di casa cinesi. Ma la parte del leone l’hanno fatta il nuoto e l’atletica leggera. Nella piscina del “Water cube”, quattro titoli a testa per Daniel Dias e André Brasil (foto) e altri piazzamenti per un totale di tredici medaglie in due, delle diciannove di squadra.
Sul tartan del “Bird’s nest”, invece, tre sigilli iridati per Lucas Prado, trionfatore nei 100, nei 200 e nei 400 metri piani. Quindici medaglie in totale per la squadra, con l’argento a sorpresa di Tito Sena nella maratona, a chiudere il conto. Nel judo, Antônio Tenório ha conquistato un fantastico tetracampeonato, portando a casa la quarta vittoria personale in quattro diverse paraolimpiadi. Alfiere del Brasile alla cerimonia di apertura, il quasi 38enne atleta aggiunge l’alloro cinese a quelli di Atlanta, Sidney e Atene. Podi inediti, infine, dal tennis tavolo e dall’equitazione, a completare la miglior partecipazione brasiliana nella storia dei Giochi.
(A. Forni)

