Cinema digitale, se ne parla in Brasile

La Mostra del cinema di Venezia, recentemente conclusasi, è stata occasione per riflettere sulle innovazioni tecnologiche applicate alla settima arte. La più importante, tra quelle in fase di avanzata introduzione, riguarda gli schermi digitali. Nella loro installazione l’Italia è in ritardo, mentre in Brasile positive esperienze su circuiti allargati già permettono maggiore flessibilità nella gestione delle sale e garantiscono economie nella distribuzione di quelle che vengono ancora definite «pellicole». Un formato che sarà solo un ricordo in una decina d’anni.
Nel nostro Paese i cinema abilitati al digitale sono appena qualche decina, i più importanti dei quali associati intorno alla sigla “Microcinema”. Questo tipo di schermo consente, oltre alla visione di film, la possibilità di trasmettere in diretta o in differita qualunque tipo di evento, ad esempio sportivo o musicale. In aggiunta ai costi tuttora ingenti necessari per attrezzare una sala in questo senso, a frenare la diffusione del digitale per il momento è la mancanza di uno standard di lettura universalmente accettato e riconosciuto.
In Brasile, il tema è caldo e di cinema digitale si discute molto. Presso l’Università di São Paulo è in corso fino a domenica 14 settembre il seminario mondiale “Cinema digital: novos formatos de expressão e difusão audiovisual“, organizzato da Cinemateca brasileira e dal “Centre international de liaison des écoles de cinéma et télévision”. Sul tavolo, oltre che i numeri riguardanti la diffusione della tecnologia digitale, anche i cambiamenti nel linguaggio cinematografico da essa provocati.
I minori investimenti richiesti per la produzione delle opere stanno consentendo l’entrata nel mercato a soggetti prima esclusi da questa possibilità . A contrapporsi, nei prossimi cinque-dieci anni, saranno la presenza di un sempre crescente numero di film realizzati e distribuiti, in particolare cortometraggi e la persistente difficoltà ad assistervi, per il grande pubblico, visto il “collo di bottiglia” causato dallo scarso numero di sale attualmente disponibili.
Tra i partecipanti ai dibatti di São Paulo, Luis Gonzaga Assis de Luca, docente del master “Film & television business” della fondazione “Getúlio Vargas”, Carlos Ebert, direttore della fotografia di “O bandido da luz vermelha” (1968), “O rei da vela” (1983) e “Fé” (1998), oltre che della serie televisiva “O povo brasileiro” (2000) e Rodrigo Saturnino Braga, direttore per il Brasile della major Columbia TriStar Buena Vista. Tra i film in cartellone, “O prisoneiro da grade de ferro” di Paulo Sacramento (2004), “Cafuné” di Bruno Vianna (2006), “3 Efes” di Carlos Gerbase (2007).
(A. Forni)

