B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Amnesty, Brasile eterno ripetente

                                        

Qualche settimana fa Amnesty international ha pubblicato il Rapporto annuale 2008, di cui in basso riportiamo l’introduzione del capitolo dedicato al Brasile. Nel Paese sudamericano non sono stati fatti sostanziali progressi sul fronte dei diritti umani, e questa purtroppo non è una notizia.

Nell’intero corso del 2007 sono continuate, col ritmo di sempre, le violenze della polizia, quelle nelle carceri, quelle sulle donne, sugli indio, e sui difensori dei diritti umani. Gli squadroni della morte hanno continuato indisturbati a operare, e ormai le loro imprese finiscono relegate solo tra le notizie brevi delle cronache locali: un esempio tra tutti il «caso Ana Bruna», che ha svelato le più gravi responsabilità criminali della Polizia militare dello Stato del Cearà, e di cui si è parlato molto poco in Brasile, figuriamoci all’estero.

Le stesse violenze legati ai conflitti per la terra non hanno dato segnali di diminuzione, confermando la teoria di molti osservatori secondo cui l’attuale congiuntura di espansione economica non dovrebbe tradursi – almeno in questa fase – in concreti miglioramenti sotto il profilo dell’ordine pubblico.

«La popolazione delle comunità più emarginate ha continuato a vivere in situazione di elevata violenza generata sia dalla polizia sia da bande appartenenti alla criminalità organizzata. Le operazioni di polizia compiute in queste comunità hanno causato migliaia tra morti e feriti e spesso hanno aumentato l’esclusione sociale.

Anche squadroni della morte legati alla polizia si sono resi responsabili di centinaia di uccisioni. Il sistema giudiziario penale, che non è stato in grado di perseguire e assicurare alla giustizia i responsabili di abusi, è stato a sua volta causa di numerose violazioni dei diritti umani nei confronti di detenuti in carceri e centri di detenzione minorile, sovraffollati e sottofinanziati.

Donne detenute nelle carceri e nelle caserme di polizia hanno continuato a subire torture e maltrattamenti. Attivisti dei Senza Terra e delle popolazioni indigene che lottavano per l’accesso alla terra sono stati minacciati e aggrediti da agenti di polizia e guardie di sicurezza privata.

Sono state riferite situazioni di lavoro forzato e condizioni di sfruttamento diffuse in molti Stati, anche nel settore, in rapida espansione, della canna da zucchero. Il governo federale ha introdotto un nuovo piano per contrastare la violenza urbana, ha rafforzato il suo programma per i difensori dei diritti umani e ha creato un organismo indipendente per la prevenzione della tortura».

(Francesco Giappichini).

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