Gli sceicchi brasiliani
Negli ultimi mesi due notizie hanno appassionato i brasiliani, e interessato i cittadini del mondo intero, specie se attenti alle vicende energetiche e geopolitiche. La prima è consistita nella sorprendente ascesa di Petrobras, che ha raggiunto il terzo posto, nel continente americano, tra le imprese col maggior valore di mercato (indice che tiene conto della quotazione delle azioni di ogni azienda, ndr).
E grande valore simbolico assume il sorpasso nei confronti di Microsoft dell’”odiato” Bill Gates, adesso in quarta posizione. Davanti a Petrobras, rimangono quindi solo la Exxon mobil e la General electric, rispettivamente prima e seconda, mentre Vale do rio doce può vantare un eccellente nono posto.
La seconda notizia ha invece riguardato l’allarme – proveniente da Parigi – su una presunta deriva di Brasília verso una sorta di nazionalismo petrolifero. E’ accaduto che Olivier Appert, dell’Istituto francese del petrolio, in uno studio elaborato su incarico del Governo francese, ha posto il Brasile sulla stesso piano di Russia, Venezuela, Iran e Bolivia – a suo parere campioni del nazionalismo energetico – ed ha segnalato le nuove restrizioni che le autorità sudamericane hanno imposto alle compagnie straniere, nello sfruttamento dei bacini petroliferi nazionali.
(Consistenti soprattutto in maggiori difficoltà per ottenere le licenze estrattive, ndr). Si è dunque parlato di grandi passi indietro rispetto alle aperture degli anni novanta, quando si ruppe il monopolio di Petrobras nelle estrazioni petrolifere. Secondo Appert, che invero evita giudizi di merito, il Governo brasiliano starebbe revocando il proprio «atteggiamento d’avanguardia», che consistette nel rompere un monopolio ultraquarantennale.
Il riferimento dello specialista francese riguarda la legge 9.478 del 1997, con cui il Governo di Fernando Henrique Cardoso aprì il settore all’iniziativa privata, sia nazionale sia straniera. Tuttavia l’esperto transalpino non si dice sorpreso, osservando che tutto ciò non è altro che la conseguenza dell’impennata del prezzo del petrolio: se prima la multinazionali erano concepite come socie importanti e necessarie, adesso sono viste come semplici concorrenti.
(Francesco Giappichini).

