B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

L’Amazzonia tra danni e dannati

«Sul rio Juma, nella foresta amazzonica, è riesplosa la febbre dell’oro. Grazie alla scoperta di una miniera dalla quale sono già stati estratti trecento chili del metallo. Qui diecimila disperati sono arrivati in cerca di una fortuna che premierà solo pochi». È il sommario di un reportage firmato da Emanuela Evangelista, dedicato alla nuova frontiera dei garimpeiro, apparso sul numero del 21 agosto de “L’espresso”. L’Amazzonia resta al centro dell’attenzione mediatica non solo per i grandi temi ambientali ad essa riferibili ma pure per le annose questioni economico-sociali legate al suo sfruttamento indiscriminato.

Oltre ad occuparsene da sempre direttamente, come nell’articolo di Francesco Giappichini pubblicato sull’edizione attualmente in rete, “Musibrasil” rivolge la propria attenzione a quanto sull’Amazzonia viene scritto o riportato da altri mezzi d’informazione. In quest’ottica, a chi fosse sfuggito causa legittime distrazioni ferragostane, proponiamo un recente adattamento, realizzato dall’associazione italiana “Ya Basta!”, di un pezzo originalmente apparso in portoghese sul “Jornal Sem Terra”, organo ufficiale del movimento brasiliano dei lavoratori rurali “Sem terra” (foto Andres D’Elia).

«Brasile: “Viviamo in una fase dell’avanzamento dell’imperialismo ecologico”

Un dirigente dell’MST, Charles Trocate (MST Pará) presenta, in un’intervista al Jornal Sem Terra, un quadro della questione agraria, della lotta contro la compagnia Vale do Rio Doce e dell’avanzamento dell’agrobusiness nell’Amazzonia.

(…) Esistono tre grandi visioni e pratiche politiche e sociali in disputa. La prima è quella dello sfruttamento del capitale che è predominante nello stato brasiliano, negli stati federativi della regione amazzonica e nelle istituzioni. In questa prospettiva, l’Amazzonia deve adempiere a una funzione importante nell’attuale tappa del capitalismo che è fornire materia prima, attraverso un’alleanza profonda con le imprese imperialiste e l’imprenditoria locale.
La seconda visione è quella dell’Amazzonia come un santuario ecologico, che è intoccabile e nel quale non rientra nessuna dimensione economica. In pratica, c’è alla base, una forte idea dello sviluppo autosostenibile all’interno della quale spetta ai poveri avere pratiche politiche e economiche di ecologia sostenibile, ma allo stesso tempo, il “capitale” ha tutte le possibilità di avanzare con i suoi megaprogetti.
Infine, c’è la visione dei movimenti sociali in cui l’Amazzonia deve essere uno spazio dove la società deve esercitare la sovranità popolare, definendo come usare il territorio e il sottosuolo nella stessa misura in cui si contrappone all’attuale livello di sfruttamento da parte del capitale.
(…) Il momento di scontro avviene nel momento in cui si cerca di far avere un altro ruolo all’Amazzonia; la nostra idea è che abbia sempre partecipato a tutti i cicli importanti del capitalismo come sorgente di materie prime, l’attuale fase è la più pericolosa perché deve distruggere qualunque ricchezza che ancora resiste.

JST- Quali sono i settori economici che minacciano l’Amazzonia?

Lo sfruttamento ha quattro grandi fronti: legno, pastorizia, soia e miniere. (…) Questi settori vogliono trasformare l’Amazzonia perché generi una nuova fonte di ricchezza. I contadini vogliono che la biodiversità continui compiendo la funzione di armonia tra uomo e natura nella misura in cui lo sviluppo economico possa generare il benessere per la società e i contadini.

JST- Ci sono progetti e misure che facilitano il disboscamento dell’Amazzonia? Il progetto di legge 6.424/05 chiamato progetto “Floresta Zero” in Brasile e la Misura provvisoria 422/08, conosciuta come “PAG-Plano de aceleraçao da grilagem” rappresentano il potere politico economico dominante nella regione che cerca di dare fondamento giuridico allo sfruttamento a cui l’Amazzonia è sottoposta.
(…) Lo Stato vuole istituire il latifondo, specialmente in quest’ultimo periodo, poichè si stima che ci siano circa 8 milioni di ettari di terre “griladas” che possano essere trasformate in terre legalizzate. Questa legalizzazione avanza sulle terre dei popoli originali, i popoli indigeni (…)

JST- Perchè la Vale do Rio Doce è nemica della Riforma Agraria e dei lavoratori rurali?

La Vale rappresenta l’ideale del modello dominante in queste regioni. (…) In tutte le regioni dove è installata l’impresa, le comunità hanno un livello di vita peggiore e si trovano in una situazione di enorme povertà. La Vale in queste zone fa in modo che non venga creato nessun progetto di insediamento e interviene per sgomberare i contadini che risiedono in quelli già creati.
Un’impresa della portata della Vale, che paga ai suoi operai il salario più basso del Brasile, da cui attinge la maggior parte delle sue ricchezze è un’enorme contraddizione. Lo Stato ha investigato e la Vale ha ricevuto una multa di 109 milioni di reais per danni morali agli operai di oltre 100 imprese a lei affiliate che lavorano nel campo minierario.
Come movimento stiamo cercando di lavorare per articolare gli operai perché possano essere coscienti dei loro diritti, per questo ci siamo uniti al Movimento dos Trabalhadores e Garimpeiros na mineraçao (MTM) e ad alcuni sindaci della regione per cercare di fare in modo che il grande capitale possa almeno – se non possiamo distruggerlo – compiere un’altra funzione: che la ricchezza della regione possa costruire una nuova speranza di vita».

(A. Forni)

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