Quando il mito è tuo padre

Venendo a conoscenza della scomparsa di Dorival Caymmi, avvenuta sabato scorso a Rio de janeiro, ho immediatamente ripensato a suo figlio Danilo (eccoli entrambi, nella foto). Lo conobbi tre anni e mezzo fa a Ipanema, in occasione dell’intervista che gli feci per “Musibrasil”. Da quell’incontro non nacque esattamente un’amicizia, vista l’impossibilità di frequentarci regolarmente, ma comunque un cordiale rapporto di reciproca stima. Ogni tanto ci scriviamo e attraverso i suoi messaggi Danilo non manca mai di aggiornarmi sulle novità e sui principali avvenimenti che riguardano la sua carriera e la sua famiglia.
Durante la nostra lunga chiacchierata carioca, Danilo Caymmi andò oltre i temi legati all’ambito musicale, in quella sede più rilevanti. Mi parlò di suo padre con orgoglio, al di là dell’aura di leggenda che lo accompagnava in qualità di icona della música popular brasileira. Sorridendo, me lo descrisse come un anziano signore che allora godeva ancora di discreta salute pur lottando da qualche anno contro un tumore e che viveva sereno circondato dall’affetto dei suoi cari. Ad occuparsene in prima persona era proprio Danilo, che si era assunto quella responsabilità in misura maggiore rispetto ai fratelli Nana e Dori, quest’ultimo residente negli Stati Uniti.
Buona parte delle parole spese da Danilo Caymmi sull’argomento non finirono sul mio taccuino ma rimasero nella mia memoria. Luogo da dove riaffiorano adesso, nell’ora dolorosa della morte di Dorival. E se l’umile cronista lascia per un attimo spazio al sentimento, questo avviene a causa di una personale, analoga situazione. Mi trovo da oltre un anno ad assistere il mio vecchio genitore in difficoltà e spesso penso al momento in cui lo perderò.
Per Danilo Caymmi, così come per Nana, Dori o per qualunque figlio, non deve essere facile rassegnarsi all’idea del distacco definitivo. Poco importa l’età di tuo padre, poco importa il fatto che abbia vissuto una vita insignificante o invece piena, appagante e gloriosa. Che sia un illustre sconosciuto o il compositore che ha regalato al mondo perle quali “Oração à mãe menininha“, “O samba da minha terra” e “Rosa morena“. Che non lasci traccia del suo passaggio sulla Terra o che di lui il presidente Lula dica: «La sua musica è la più completa traduzione di Bahia».
Alla fine ciò che resta è il dolore per aver perso una parte di te e della tua esistenza. Un sentimento privato, da rispettare, su cui non è il caso di insistere. Non lo farò e mi scuso per avere usato la prima persona in questo breve ricordo del grande Dorival, che non c’è più. E a suo figlio Danilo, che gli sopravvive, idealmente invio un caloroso abbraccio.
(A. Forni)Â

