Quando il Tronchetto minacciava Lula

Correva l’anno 2003, e se il presidente Luiz Inácio Lula da Silva veniva già celebrato come una delle personalità mondiali d’inizio millennio, il suo Brasile non riscuoteva per contro la minima fiducia da parte mercati internazionali, che anzi paventavano un imminente default, sul modello di quello che pochi prima aveva sconvolto l’Argentina.
E’ in questo quadro che il povero presidente-operaio dovette sottostare al ricatto di Marco Tronchetti Provera (nella foto in alto), recentemente soprannominato Tronchetto dell’infelicità dai campioni dell’antipolitica. L’allora presidente Telecom – come può leggersi nel breve servizio tratto dal “Giornale”, che sotto per completezza riportiamo – dichiara di essersi recato personalmente da Lula, minacciando a chiare lettere che avrebbe dimesso le attività in Brasile, se non fosse stato bloccato un progetto di legge contrario agli interessi dell’azienda.
E non è tutto, dato che minaccia anche di sputtanare il Paese, gridando ai quattro venti che non sarebbe un vero stato di diritto. Poi i tempi sono cambiati: il Tronchetto dell’infelicità non è più alla guida d’una Telecom ormai nell’orbita degli spagnoli, mentre il Brasile sta vivendo un boom economico senza precedenti, e la sua moneta sta apprezzandosi sul cosiddetto supereuro, con un ritmo che – più che incalzante – definirei violento.
La notizia cui abbiamo accennato ha destato interesse non solo in Italia, ma anche in Brasile, ove già si è cominciato ad indagare sulla maxitangente con cui sarebbero stati corrotti sia parlamentari brasiliani, che il funzionario della Polizia federale brasiliana che guidava il settore delle poste e telecomunicazioni.
Ma leggendo i verbali delle dichiarazioni dei soggetti coinvolti nell’oscura vicenda legata al controllo di Brasil Telecom, mi hanno stupito soprattutto le parole di Fabio Ghioni, conosciuto come l’«hacker» di Telecom Italia: «Nel 2004 quando Bonera era ancora sul posto, Buora arrivò in Brasile scortato da due agenti del Sismi e con al seguito una valigia piena di contanti».
Questi, ha proseguito, dovevano «servire a passare senza controlli gli spazi doganali in aeroporto. Ad attendere Buora e gli agenti del Sismi c’erano due auto. Buora e Bonera si sistemarono in una di queste collocando la valigia piena di contante nel bagagliaio. Gli agenti Sismi nell’altra.
Dopo essere passati dall’azienda a Rio, Buora e Bonera dovevano dirigersi in albergo o in aeroporto per andare a Brasilia, dove la valigia piena di contanti doveva essere consegnata». Il fatto che agenti del Sismi dessero copertura agli illeciti Telecom è cosa manifestamente pazzesca, su cui vi sono indagini in corso; ma ancora più incredibile è che basti la loro presenza, oltretutto illecita, per evitare i controlli doganali.
Vi rimandiamo infine all’articolo su annunciato.
««Nessuna mediazione, andai personalmente da Lula»
C’è una sola operazione in cui Tronchetti rende onore a Giuliano Tavaroli: è la battaglia per il controllo di Telecom Brasile, che vide la security di Telecom sconfiggere la potente Kroll Investigazioni, assoldata dai rivali. Sul capitolo Brasile la Procura milanese ha aperto un’inchiesta per corruzione internazionale.
Tronchetti conferma di avere personalmente assoldato il bancarottiere Nahas come consulente ma nega di averlo usato per contattare il presidente Lula per bloccare un progetto di legge favorevole agli avversari: «Io andai direttamente da Lula perché questo era un tentativo contro la legge, gli dissi che qualora avesse passato questa legge noi avremmo venduto tutti i nostri attivi in Brasile dichiarando che è un paese dove non c’è certezza del diritto e che lasciavamo il Brasile perché è un paese non affidabile.
Lula mi richiamò dicendomi che aveva approfondito la cosa e che mi garantiva che non avrebbe…». E la legge si fermò».
(Francesco Giappichini).

