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Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Il padre di Nicholas: «È vergognoso»

                                                           

Il padre di Nicholas Pignataro (nella foto in alto) – il ventenne di Seriate ucciso nei pressi di Maceió lo scorso 17 maggio insieme all’amico Edson da Conceição detto Pixote – ha dichiarato con indignazione: «Le istituzioni italiane non mi hanno detto nulla di questi sviluppi.

È vergognoso». Giovedì 17 luglio è stato, infatti, arrestato Cristiano Souza da Silva, detto Cris, ventidue anni, uno dei suoi presunti killer del figlio: in realtà solo l’esecutore materiale di un crimine commissionato dal narcotrafficante Márcio Januário de Jesus, detto Bruxo, tuttora latitante.

Perché è stato ucciso? Questa la ricostruzione del padre Antonio Pignataro, basata sull’indagine della polizia locale: «Secondo la polizia Niki, dopo aver assistito al delitto dell’amico, si è scagliato contro il gruppetto di assassini, probabilmente armati di pistole.

Mi immagino la scena, con Nicholas che urla “ma cosa fate?”. Era nel suo carattere intervenire ad aiutare gli amici. Ma è stato malmenato, come ho purtroppo visto dalle agghiaccianti foto della polizia all’Istituto di medicina legale, e poi ucciso». L’amico in questione sarebbe appunto Pixote, grande consumatore di crack, e soprattutto debitore della banda di spacciatori capeggiati da Bruxo.

Secondo un’altra versione, Nicholas sarebbe stato ucciso in quanto testimone scomodo: gli assassini avrebbero sparato prima al brasiliano, poi all’italiano che cercava di fuggire. A sorprendere – sopra tutto – il ritrovamento, sul luogo del delitto, di alcuni bossoli calibro 38, compatibili con quelli usati dalla Polizia militare dell’Alagoas; ed è notorio che molto spesso – sarei tentato di dire quasi sempre – sono proprio i poliziotti ad arrotondare lo stipendio con la cosiddetta attività di pistolagem.

Qualche giorno fa Antonio ha chiesto un intervento ufficiale dell’autorità giudiziaria italiana competente entro un mese, «altrimenti mi sentirò abbandonato dallo Stato italiano e agirò personalmente». Prima di lasciarvi, per gli approfondimenti del caso, alla cronaca pubblicata sul quotidiano “Leggo”, mi faccio una domanda: quel padre che accusale istituzioni italiane è solo un poveretto che va compatito per la perdita di un figlio, addirittura inizialmente sepolto in una fossa comune, oppure ha le sue buone ragioni?

E mi rispondo: ha tutte le ragioni di questo mondo. Punto. (A Maceiò, grazie ai fondi raccolti dalla famiglia Pignataro, sorgerà una casa accoglienza per bimbi di strada, dedicata a Nicholas, ndr).

«Preso killer di Nicholas. Giovane ucciso in Brasile

La polizia brasiliana ha arrestato il ventiduenne Cristiano Souza da Silva, ritenuto uno dei killer di Nicholas Pignataro, il ventenne di Seriate (Bergamo) ucciso lo scorso maggio a Maceiò, in Brasile. Lo scrive “L’Eco di Bergamo, che l’ha appreso dal padre del ragazzo, amareggiato perché «tutto quello che ho saputo, l’ho scoperto per caso».

«Nessuna istituzione italiana - denuncia Antonio Pignataro - mi è stata vicina. Non sono un investigatore, eppure sono riuscito a sapere di questo arresto. Perchè l’Interpol, le forze dell’ordine, la Farnesina e la magistratura italiana non si informano a loro volta?».

Ora, prosegue il padre di Nicholas, «vorrei un chiarimento da parte dello Stato: vorrei capire il motivo di questo disinteresse»».

(Francesco Giappichini).

Una risposta a Il padre di Nicholas: «È vergognoso» »»


Commenti

  1. HCL
    Commento di HCL | 2008/07/25 alle 16:42:40

    Ovviamente, quando l’interesse è personale, i fatti appaiono in una prospettiva diversa. In questo caso, pur condividendo il dolore del padre per la tragica scomparsa del figlio non posso fare a meno di rilevare che in Brasile, come in Italia, è la magistratura che conduce le indagini.

    La Farnesina non ha nessuna voce in capitolo, al massimo il Console locale, o anche l’Ambasciata, a titolo meramente personale, può richiedere informazioni generiche per tranquillizzare la famiglia, sono le stesse informazioni che vengono distribuite agli organi di stampa.

    La Polizia italiana non ha nessuna autorità in Brasile. L’Interpol non dispone di Agenti, ma svolge un semplice ruolo coordinativo tra le varie polizie per favorire le indagini e la cattura di malviventi che tentano di evitare l’arresto cambiando nazione.

    L’unico ente interessato, come già anticipato, è la magistratura, che con la frase “segreto istruttorio” chiude tutti i canali di comunicazione.

    Pertanto non esiste “disinteresse” da parte dello Stato, in quanto Stato Sovrano non può intromettersi in quelli che vengono comunemente chiamati “affari interni” di un altro Stato Sovrano.

    Ma in Italia, come in altre parti del Mondo, tutti i giorni accadono fatti tragici, e lo Stato non può assumersi l’incarico di assistere tutti.

    Ribadendo di condividere il dolore del padre, vorrei che lo stesso comprendesse che lo Stato e la Polizia fanno il loro dovere, anche se, a volte, questo dovere, non è ben compreso dai comuni mortali.


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