B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Computer a palla, c’è Cazuza

                                    

«Artista e poeta e quindi genio, cocainomane, bisessuale e contestatore, e quindi trasgressore, stroncato a trentadue anni dall’Aids e quindi martire». Scrivevo tutto questo in una mia recensione del film “Cazuza, o tempo não pára”, del 2004. Forse è un po’ tardi per celebrare adesso il diciottesimo anniversario della morte di Agenor de Miranda Araújo Neto (nella foto in alto), più conosciuto come Cazuza, dato che la tragica traiettoria del personaggio s’interruppe il 7, e non il 17 di luglio.

Purtroppo impellenti esigenze editoriali ci hanno impedito di essere puntuali nelle celebrazioni, senza contare che non amiamo particolarmente questo genere di puntualità, preferendo parlare della festa degli innamorati in ottobre, omaggiare tutte le mamme in settembre, e descrivere le celebrazioni del Natale brasiliano in maggio.

Lo spazio che ci è concesso sul blog è sicuramente insufficiente per ripercorrere tutte le tappe della vita di questo poeta-cantautore geniale quanto ribelle e provocatore, di una delle icone della musica brasiliana tout court, e non solo del rock. Ci limiteremo quindi a consigliare l’ascolto e la visione dei video relativi ai suoi maggiori successi: tre «cavalli di battaglia», come si usa dire, tanto per fare arricciare il naso agli esperti, e al contempo avvicinare i profani alla sua arte.

Cominciamo con la commovente Codinome beija-flor, che scrisse nel 1985 da un letto di ospedale, ove vi era ricoverato per una polmonite. (Oggi si ritiene che all’epoca fosse già colpito dai primi sintomi dell’aids, anche se il test gli dette allora un risultato negativo).

Osservava quei piccoli uccelli, appunto i beija-flor, sul davanzale della finestra, e ciò bastò per ispirargli uno dei suoi brani più belli. Proseguiamo con Faz parte do meu show: pubblicata tre anni più tardi, quando già era divorato dalla «peste del secolo» – dal ritmo di una moderna bossa nova – faceva parte di un album pieno di hit, “Ideologia”.

Infine invitiamo all’ascolto di O tempo não pára, il brano lanciato nel 1989, che secondo molti ha rappresentato il testamento del Poeta do rock, oltre ad essere utilizzato per il titolo del film di Sandra Werneck e Walter Carvalho. Dopo la morte a soli trentadue anni, è stato sepolto nel cimitero São João Batista di Rio de Janeiro.

(Francesco Giappichini).

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