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Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Brasile, torna la questione morale

                                     

La Commissione Affari costituzionali del Senato brasiliano ha approvato un progetto di legge che impedisce, a chi è stato condannato in primo grado per certi reati, di potersi candidare al Parlamento nazionale. (La normativa attuale proibisce l’elezione dei soli cittadini condannati da sentenze passate in giudicato, ndr).

I reati in questione sono quelli tipici del mondo politico: si va da quelli elettorali alla corruzione, dall’improbità amministrativa, sino a tutte le fattispecie che hanno comportato condanne ad almeno dieci anni di reclusione. Questa proposta di modifica della Lei das inelegibilidades (Legge delle ineleggibilità), il cosiddetto projeto contra «ficha suja» (progetto contro la «fedina penale sporca»), ha ancora dinnanzi a sé un iter parlamentare molto lungo, e non è detto che giunga all’approvazione definitiva.

Si deve, infatti, passare per la votazione finale da parte dell’aula del Senato, e poi trasmettere l’atto alla Camera dei deputati. Tuttavia l’iniziativa – che sta già subendo un boicottaggio sotto traccia di tipo assolutamente trasversale – è sintomo della crescente insofferenza della società civile verdeoro per la scarsa “moralità” dei propri rappresentanti.

Si pensi solo – sono dati dell’organizzazione non governativa Transparência Brasil – che ben il quarantuno per cento dei deputati, ed il quaranta dei senatori, hanno delle pendenze giudiziarie. E la percentuale cala un poco, al dodici per cento, tra i parlamentari che quest’anno si sono candidati per disputare le elezioni comunali del prossimo ottobre.

(Appuntamento elettorale cui comunque questa riforma non potrà applicarsi). Sia la Conferenza episcopale, sia l’Associazione dei magistrati brasiliani hanno manifestato appoggio al provvedimento, mentre Cláudio Abramo, presidente di Transparência Brasil, ha dichiarato che questa riforma non sarebbe invero neppure necessaria, perché una corretta interpretazione della normativa costituzionale in vigore, già dovrebbe impedire ai pregiudicati di accedere al Parlamento.

E sia Abramo, sia Paulo Henrique Machado, segretario generale dell’Associazione dei magistrati, fanno notare la differenza con la situazione del comune cittadino, che nel caso d’una semplice iscrizione nell’elenco dei nominativi protestati, non può partecipare neppure ad un concorso pubblico.

(Francesco Giappichini).

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