B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Paranoia in Brasile, lo dice Greenpeace

                                   

La notizia è della fine dello scorso maggio: il Governo brasiliano ha allo studio alcune misure tecnico-giuridiche per rendere difficoltoso l’acquisto di terreni da parte d’imprese controllate da capitali stranieri. I limiti per le acquisizioni saranno in vigore nell’intero Paese, ma è evidente che l’obiettivo principale è quello di evitare che ampia parte dell’Amazzonia finisca nelle mani dei gringo.

Secondo Rolf Hackbart, presidente dell’Instituto nacional de colonização e reforma agrária (Incra), non si fa «questione di xenofobia, ma di sovranità»; tuttavia il fatto che abbia sentito il bisogno di chiarire tutto ciò, qualche dubbio lo fa venire. Excusatio non petita, accusatio manifesta, si diceva qualche secolo fa.

E forti dubbi sono venuti anche a Paulo Adário, coordinatore internazionale di Greenpeace in Amazzonia, secondo cui l’importanza del tema della supposta internazionalizzazione della regione è di nuovo esagerata, per soddisfare interessi «opportunisti» legati allo sfruttamento economico dell’area.

«Chiunque voglia impedire la demarcazione delle terre indigene o di riserve di preservazione, chiunque ha interessi che passano per lo sfruttamento dell’Amazzonia», continua Adário, «userà la carta dell’internazionalizzazione». Ciò che veramente esiste, prosegue il rappresentante di Greenpeace, è «una grande paranoia», alimentata dai settori conservatori.

Preferiamo tuttavia rimandarvi, per ogni altro approfondimento, all’infuocato intervento di Sir Giovanni Caporaso Gottlieb, pubblicato l’8 giugno sul portale “Investire nel mondo”. In primo luogo perché questi è stato chiamato in causa nientepopodimenochè dalla “Folha de São Paulo” (nel pezzo dal titolo «Terrenos da Amazônia são negociados por corretores em páginas da internet»), che lo indica come uno dei massimi speculatori mondiali in fatto di vendita (o svendita) di appezzamenti di terre amazzoniche.

In secondo luogo, per ringraziarlo pubblicamente di avermi offerto il Ministero della Pubblica istruzione dell’Esecutivo del neonato Stato di Antarcticland, incarico che purtroppo, causa impegni in precedenza assunti, non ho potuto accettare. (Dell’iniziativa di Caporaso Gottlieb, capo di Stato e reggente, si stanno occupando vari media a diffusione nazionale, e a questo link è possibile leggere l’articolo dedicatole dal quotidiano “Libero”, ndr).

«Amazzonia: il delirio dei brasiliani

Di chi é l´Amazzonia? Dei brasiliani ovviamente. Bella roba. Devastata, occupata, sfruttata da bande di senza legge privi di scrupoli. Ma brasiliani. E si questo é il punto. Il governo nazionalista e comunista del Presidente Lula sta sponsorizzando attraverso la stampa ammaestrata e poco professionale la piú grande campagna xenofoba di tutti i tempi e minaccia la messa al bando delle Ong dall´Amazzonia.

Roba da Birmania. Sotto accusa sono gli stranieri, colpevoli di ¨comprarsi l´Amazzonia¨. Per proteggerla dicono le Organizzazioni non Governative e molti investitori. Ma l´accusa é che gli stiamo rubando l´il territorio, come se acquistando un terreno ce lo mettessimo in una valigia e ce lo portassimo via.

Tutto é cominciato quando Alexei Barrionuevo, corrispondente del prestigioso The New York Times ha pubblicato un reportage provocatorio dal titolo ¨Infine di chi é l´Amazzonia?¨. L´articolo citava anche un commento dell´ex vice presidente americano Al Gore del 1989 che affermava: ¨al contrario di ció che pensano i brasiliani l´Amazzonia non è proprietá loro, appartiene a tutti.¨.

Il giornale inglese The Indipendent ha poi rincarato la dose dicendo: ¨Una cosa é chiara, questa parte del Brasile (l´Amazzonia) é troppo importante per essere lasciata nelle mani dei  brasiliani. ¨Delirio? Forse ma la veritá é che l´Amazzonia é depredata dai brasiliani e il Governo é incapace di fermare una devastazione pari ad un campo di futbol al minuto.

Senza parlare poi della criminalitá e della violenza che dilaga in tutto il paese e che miete piú morti che in Irak. Con mio grande stupore il giornale Folha de Sao Paulo dell´8 di giugno scorso, titolava: ¨Terreni in Amazzonia sono negoziati in internet da agenti immobiliari stranieri¨ e nella seconda riga afferma: ¨Per 60 dollari l´ettaro l´italiano Giovanni Caporaso offre terre a Labrea (Amazzonia), dove grileiros (occupanti illegali di terre) ed estrattori di legno ignorano la legge.

Ma che c´entrano gli italiani (io nel caso specifico) se li, lo Stato brasiliano é assente? Nello stesso articolo attaccano anche l´agente immobiliare Denise French, brasiliana ma colpevole di vivere a Miami che offre un´area preservata con spiaggia paradisiaca a 99 mila dollari.

L´articolo a firma di Fernanda Odilla che mi ha chiamato spacciandosi per un´acquirente e che poi ha ammesso che lavorava per la Folha,  quando gliel´ho chiesto insospettito dal tipo di domande, é stato riportato da giornali e radio del nord del Brasile a grandi titoli.  Il Diario do Pará del giorno 9 copia l´articolo della Folha ma in un riquadro, specifica che un´indagine dell´Incra (Istituto Nazionale della Colonizzazione e della Riforma Agraria) rivela che gli stranieri hanno acquistato 1,377 proprietá terriere in tutto il Brasile per un´area di 757,7 ettari con predominanza nella regione di San Paolo e Mato Grosso.

Quello che mi domando é: se le terre vendute (dai brasiliani) sono proprietá privata e regolarmente acquistate e registrate che differenza fa se le compra un brasiliano o uno straniero? Ve lo dico io. Lo straniero le compra per preservarle il brasiliano per distruggerle.

Ovviamente non voglio generalizzare altrimenti mi comporterei come certi giornalisti brasiliani, ma la realtá dei fatti parla da sola. A questo punto forse i giornalisti anglosassoni hanno, in modo provocatorio, fatto centro su un problema che tocca un po tutti, perchè parliamo di una regione che è il polmone della terra e di cui pare che le autorità si preoccupino solo in pochi sporadici casi.

E forse é giusto domandarsi se é opportuno che  l´Amazzonia (anche se dei brasiliani) sia amministrata da un governo impotente e xenofobo. Forse bisognerebbe togliergliela, come un arma in mano ad un bambino? Quando si arriva a titolare in un giornale come Istoé (tipo Panorama italiano): L´Amazzonia é nostra. La sovranitá é sotto scacco… una risposta urgente é necessaria!¨, bisogna proprio dire che o delirano o sono pazzi e pericolosi. 

quello che sembra evidente é che il processo democratico è in pericolo e che l´ Amazzonia è destinata ad un futuro quanto mai incerto».

(Francesco Giappichini).

Una risposta a Paranoia in Brasile, lo dice Greenpeace »»


Commenti

  1. HCL
    Commento di HCL | 2008/06/27 alle 15:50:52

    Il Principato di Sealand, Isola delle Rose, Territorio Libero di Moresnet, sono nomi che tornano alla memoria leggendo le fantastiche elucubrazioni del Signor Reggente di Antarcticland.

    La curiosità mi ha spinto a spulciare la lista delle nazioni non riconosciute dall’ONU, e devo ammetterlo, i nomi di quella lista, in maggioranza mi sono sconosciuti. Ma non incolpo la mia ignoranza, ma la scarsa comunicatività del portavoce dell’ONU, che si è dimenticato di inserire la lista in questione, sui cartocci del latte, unitamente come le foto delle persone scomparse.

    Ma poi, da una più attenta lettura mi accorgo che dalla lista mancano diversi stati, tanto per citarne uno famoso ai lettori di questo Blog, manca lo stato del Nordeste (proprio cosi, si scrive con la lettera maiuscola).
    Ma mancano anche molti stati europei, e extraeuropei come:
    Città libere di Mentone e Roccabruna
    Repubblica Nazionale dell’Ucraina Occidentale
    Vallonia
    Stato Monastico dei Cavalieri Teutonici
    Austria-Ungheria
    Impero Ottomano
    Hong Kong
    Macao
    Rio de Oro
    Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda
    Regno d’Inghilterra
    Regno di Tessalonica

    E non dimentichiamo:
    Stato libero di Fiume
    Terronia
    Sardegna
    Sicilia
    Nord-Est
    Veneta Serenissima Repubblica (maggio 1997)

    Ma vorrei anche chiarire che a Montevideo venne firmata una RISOLUZIONE, la quale non impegna i firmatari, ma solo fornisce linee guida, che non impegnano in alcun modi gli stati sottoscrittori. Una RISOLUZIONE buona per tesi di dottorato, ma di nessun valore pratico.

    E nello stesso testo in Caporaso cita, tra i firmatari, il presidente di uno stato (USA), che dell’ingerenza negli affari interni degli altri stati ne fa una dottrina, e che quando non può intervenire militarmente interviene con le ONG, le Chiese Evangeliche, Metodiste, Quaqquere, Ultimi Giorni e cento altre, invadendo il territorio senza colpo ferire.

    Comunque io resto qui, affacciato alla finestra, per vedere l’evolversi del sogno australe. Boa Sorte de Coração.


Lascia un commento »»

Musibrasil Radio
Musibrasil Radio