Economia, il grande mistero degli indicatori

La matematica non è un’opinione, i numeri si. È quanto affermano i detrattori delle statistiche, dei dossier e delle inchieste basate su dati «inconfutabili» che possono, al contrario, essere letti in mille modi diversi e persino manipolati. Gli ultimi indicatori a lasciare perplessi sono quelli diffusi ieri l’altro a Parigi.
Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, affermato e rispettato istituto internazionale, la crescita dell’economia in Brasile sta rallentando. Anzi, per il Paese si profilerebbe un periodo di recessione (nella foto, piattaforma Petrobras a Guamaré - Rn).
Tutti eravamo rimasti al «miracolo brasiliano», sancito solo qualche giorno fa dalla conquista dell’investment grade di S&P, dalle dichiarazioni del presidente Lula («Il Brasile vive un momento magico»), dall’investitura arrivata da decine di esperti e da autorevoli testate anglosassoni come “The Wall street journal” e “The Guardian”.
L’impressione è quella di essersi persi un passaggio, visto che invece il rating assegnato al Brasile dalla citata organizzazione è sceso di 1,4 punti in dodici mesi, assestandosi a 103 e facendo presagire una prossima involuzione dell’economia brasiliana.
Si tratta di una flessione che Oecd registra peraltro a livello planetario. Il cosiddetto “Club dei Paesi sviluppati”, che raccoglie trenta nazioni, nel suo complesso ha perso 3,2 punti. Pessime le performance di Giappone (-4,3), Stati Uniti (-3,6) ed Eurozona nella sua totalità (-3,3). Giù anche Gran Bretagna, Francia e Germania. Nonché l’Italia, che però perde poco (-0,8). Evento, quest’ultimo, che ci pare assolutamente anomalo e improbabile.
La notizia che l’economia del nostro Paese sia tra quelle che si sono “difese meglio” negli ultimi tempi ci lascia piuttosto scettici e ci porta a valutare con sospetto i dati generali. Sembrerebbe che a salvarsi dall’ecatombe, tra i Paesi emergenti e non, siano state solo la Cina (+0,1) e soprattutto la Russia (+3,2). Male l’India, con una flessione di 1,3. Tornando al Brasile, il commento di Oecd ai dati presentati sottolinea un possibile “periodo di moderata recessione”.
Per chiarezza (si fa per dire), l’indice Oecd è un indicatore composto che assegna un punteggio uguale a 100 alla media storica della crescita economica di un Paese. Le cicliche variazioni rispetto al valore standard vengono considerate come possibili segnali di “expansion” (in caso di aumento dell’indice), di “downturn” (in caso di successive diminuzioni dello stesso, quando il suo valore rimane comunque superiore a 100), di “slowdown” (se si scende sotto quota 100) e di “recovery” (quando l’indice si riprende, ma resta inferiore a 100).
Senza entrare in ulteriori e astrusi dettagli, l’impressione è che nel medio periodo l’indicatore penalizzi le economie in costante espansione, chiamate sempre a ripetere identiche, ottime performance. Le quali ogni dodici mesi vengono poi normalizzate, rientrando in una media che viene considerata lo standard da rispettare per l’anno successivo.
In attesa che qualcuno maggiormente competente di noi ci chiarisca le idee, ci permettiamo, se non proprio di assegnare all’indicatore Oecd la valutazione che il collega Giappichini ha attribuito a Wiki Crimes, perlomeno di dubitare della sua assoluta attendibilità. Se non altro riguardo all’economia brasiliana, intorno alla quale avvertiamo segnali di grande ottimismo, al di là degli aridi numeri e delle opinabili percentuali.
(A. Forni)

