B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Il Brasile perde un fuso

                                        

Se non abbiamo fatto male i conti, a partire dal prossimo 24 giugno, il Brasile perderà uno dei suoi fusi orari, che dai tradizionali 4 si ridurranno a 3. L’ha deciso, senza una sostanziale opposizione da parte delle forze politiche presenti in Parlamento, la maggioranza di centro-sinistra che sostiene il Governo Lula; e lo stesso capo dello Stato ha promulgato la controversa legge lo scorso 25 aprile.

In particolare lo Stato dell’Acre e i comuni più occidentali di Amazonas ridurranno a soli sessanta minuti la differenza oraria con Brasília, mentre l’intero Parà avrà la medesima ora della parte più ampia del Brasile, ossia quella comprensiva di Rio, San Paolo e della stessa capitale federale.

Il disegno di legge – presentato dal senatore del Partido dos trabalhadores Tião Viana, figura senz’altro stimata nell’universo del riformismo brasiliano – è stato attaccato duramente dai settori della sinistra antagonista, che non solo hanno criticato la più totale assenza di dibattito, ma hanno anche rimarcato come si sia trattato solo di un favore a Rede Globo, l’attore più forte nel quadro dell’oligopolio televisivo nazionale.

In effetti le pressioni di Globo e delle altre televisioni sono cominciate dopo che una direttiva del Ministero della Giustizia ha imposto che le cosiddette «fasce protette», che vorrebbero tutelare i minori dai programmi più discutibili, vengano rispettate anche nelle aree con fuso orario diverso da quello di Brasìlia.

Con l’impedire che novela piccanti e film violenti possano andare in onda, nelle aree più occidentali, quando lì è ancora pomeriggio, si causano ovvi disagi alle reti tv, ed in particolare alle emittenti locali che ritrasmettono il segnale dei grandi network nazionali. E sul banco degli imputati è subito finita la mitica novela das oito, che se sconsigliata ai minori di quattordici anni non può andare in onda, da nessuna parte, prima delle ore venti.

(Va poi segnalato che la differenza con l’orario della capitale federale aumentava, in estate, sino tre ore, a causa della mancata adozione, nelle regioni amazzoniche, dell’ora legale, ndr). Si sarebbe dovuto registrare gran parte della programmazione e trasmetterla alcune ore dopo, con tutto un corollario di prevedibili inconvenienti, risolvibili solo con un adeguato investimento in tecnologia.

A favore di questa riforma si sono schierate anche le imprese di comunicazione e gli istituti bancari – sfavoriti a loro dire da questo sfasamento orario – nonché i politici locali, che hanno fatto notare i lati positivi del mutamento. Dal risparmio energetico, a una supposta ora in meno di oscurità, che dovrebbe almeno confondere i piani della microdelinquenza.

La nostra impressione è che dinnanzi alle pressioni delle lobby televisive il Governo abbia deciso di evitare lo scontro e cedere. E checché ne dicano i settori ”movimentisti” del Paese, non solo e non tanto per mera sudditanza verso Rede Globo: mentre da un lato le imprese del territorio hanno manifestato interesse alla riduzione del fuso, dall’altra parte la società civile, più o meno informata, non è parsa affatto determinata nella difesa dello status quo.

(Francesco Giappichini).  

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