B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Dall’Azione cattolica a Roma, via Brasile

                                                                      

Correva l’anno 1987 quando Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero o Zucchero “Sugar” Fornaciari cantava: «Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica». L’anno prima, Segretario nazionale del Movimento studenti di Azione Cattolica italiana era Fabio Porta (nella foto in alto con Romano Prodi, ndr).

Candidato alla Camera dei deputati (circoscrizione Estero-America meridionale) per il Partito democratico, alle elezioni politiche italiane in corso di svolgimento proprio in queste ore, in Brasile – ove risiede – è comunemente conosciuto come «Grissino di ferro all’estero». 

Le sue chance di ottenere un seggio a Montecitorio sono, a parere non solo nostro, molto alte. Tuttavia per ragioni scaramantiche non vogliamo insistere su questo punto, e ci limiteremo ad augurargli il buon esito della consultazione, confermandogli l’endorsement della redazione di “Musibrasil”, con cui ha in passato collaborato.

Convinti soprattutto che non sia questo il momento opportuno per approfondire certe nostre divergenze, come ad esempio l’anacronismo del principio dello ius sanguinis, qual criterio d’acquisto della cittadinanza italiana. Prima di lasciare i lettori ai numerosi programmi televisivi dedicati ai risultati elettorali, v’invitiamo alla lettura di una bella intervista a tutto campo – dal titolo «Voto all’estero/ Porta (Pd) sulla scia di Little Tony: andare avanti senza arrendersi mai!» – rilasciata dallo stesso Porta ad Alberto Fusco, dell’Agenzia internazionale stampa estero (Aise).

Di queste dichiarazioni, e concludiamo, abbiamo apprezzato sopra tutto la lucida analisi dell’idea stessa d’emigrazione, intesa ancora troppo spesso come qualcosa di cui vergognarsi.

«Senza tregua, da oltre quindici giorni, il candidato del PD di Veltroni alla Camera, Fabio Porta, dorme due ore per notte. Negli utlimi giorni di campagna elettorale il “Grissino di ferro all’estero” è passato da un Paese all’altro dell’America Meridionale partecipando a meeting, incontri, riunioni nelle associazioni regionali, circoli italici, rilasciando interviste a giornali e stazioni radiotelevisive, senza sosta.

Insomma, ha fatto suo lo slogan lanciato qualche mese fa dalle colonne di “Gente” da Antonio Ciacci, in arte - e chi non lo ricorda? - Little Tony, il Re del rock all’italiana degli anni´60. Difatti, l’Elvis Presley di casa nostra sosteneva che nella vita “bisogna sempre andare avanti, senza arrendersi mai”.

“Sono stanco ma soddisfatto”, ci ha detto Porta. “Quando la campagna elettorale è la continuazione, o meglio, il coronamento del lavoro che tutti i giorni, da diversi anni, ti fa stare a fianco della grande comunità degli italiani all’estero, tutto diviene più facile, anzi esaltante!

Peccato, semmai, avere poco tempo a disposizione, peccato non riuscire ad incontrare le tante piccole e meno piccole comunità all’interno del Brasile o dell’Argentina, ma anche di Paesi ingiustamente considerati “minori” come la Bolivia, la Colombia, il Paraguay… dove esistono orgogliose e attive comunità di italiani”.

A pochi giorni dall’alba, dunque, Porta ha chiuso la sua campagna elettorale e, proprio in “zona Cesarini”, ha risposto ad alcune nostre domande.

D. C’e stato un momento di panico la settimana scorsa quando le poste brasiliane sono scese in sciopero. Pensi che questa “impasse” nuocerà a te e al PD?

R. Sì, in effetti abbiamo temuto il peggio e pensato anche a chiedere provvedimenti drastici. Non è possibile che un momento di democrazia tanto importante possa essere appeso a dei fili tanto sottili. Fortunatamente, almeno in grande parte, lo sciopero è rientrato.

Soltanto con i dati ufficiali sulla partecipazione al voto in Brasile e conoscendo più in dettaglio la situazione di ciascuna Circoscrizione Consolare potremo avere una idea precisa di quanto sia successo, ovvero di quanto lo sciopero abbia effettivamente danneggiato partiti e candidati.

Certo, il PD ha candidati forti in Brasile e quindi speriamo – non solo per noi ma per tutto il partito – che questa situazione non ci abbia arrecato un danno grave.

D. Giovedì scorso a “Porta a Porta” si è presentato un giornalista il quale ha sostenuto di essere stato in Germania, a Colonia, dove ha acquistato 6 voti di italiani all’estero, per la somma di Euro 25 l’uno. Porta, non ti pare che ogni tanto in Italia salta fuori qualcuno che vede gli italiani all’estero come il fumo negli occhi?

R. Purtroppo questo “ogni tanto” sta diventando “abbastanza spesso”; in Italia, nell’opinione pubblica ma soprattutto tra i giornalisti e nelle istituzioni, esiste una certa storica avversione per il voto all’estero; avversione che affonda le proprie radici nel rifiuto dell’emigrazione, che viene ancora considerata come qualcosa del quale bisogna ancora vergognarsi, anche quando questa si è trasformata e rappresenta un “plus” e non più un problema.

Dobbiamo però stare attenti a certi meccanismi insiti nel voto all’estero che, se non sarà migliorato nei suoi aspetti tecnici, rischia di esporci a queste critiche e a prestare il fianco a chi non vede l’ora di cancellare questa importante conquista.

D. Poi, bisognerebbe ricordare a questo giornalista che la DC nell’immediato dopoguerra comprava un voto per mezzo litro d’olio e un chilo di spaghetti e, adesso, va in giro a Colonia e si inorridisce come una verginella. I voti si comprano solo all’estero, in Italia no. Che ne dici?

R. Non voglio entrare in questa polemica. Però è vero in generale: tutto quello che succede all’estero viene amplificato e distorto; gli stessi fenomeni quando avvengono in Italia rientrano nella normalità. Leggevo proprio oggi un articolo su una rivista dal titolo: “Parlamentari eletti all’estero: Inutili e Costosi”; parliamo di 18 parlamentari su 945.

E gli altri 927, siamo davvero sicuri che siano tutti “utili ed economici”? Ecco un altro esempio di pregiudizio culturale contro gli italiani all’estero?

D. Stavolta, lei e il Senatore Pollastri avete lavorato con una maggiore sintonia rispetto al 2006. Ritieni che ci saranno risultati più sostanziosi per entrambi?

R. Con il Senatore Pollastri esiste un rapporto di stima e di amicizia che è precedente le elezioni del 2008 e del 2006. Ognuno ha condotto una campagna elettorale corretta, pensando innanzitutto al successo delle liste del PD in Sud America.

Abbiamo lavorato bene anche con gli altri candidati, organizzato una “Convention” qui a San Paolo per aprire la campagna elettorale alla quale hanno partecipato i nostri colleghi provenienti dall’Argentina e dal Venezuela; la stessa cosa è stata fatta a Buenos Aires e a Montevideo.

Mi sembra che tutta la lista abbia dato un bel messaggio di unità e sintonia. E voglio anche sottolineare l’importante presenza di due donne candidate per la prima volta con il PD: Maria Rosa Arona e Claudia Antonini, due degne rappresentanti del mondo dell’emigrazione italiana in Sud America.

D. Da un po’ di tempo a San Paolo e dintorni circola con insistenza una battuta: “Porta … Pollastri oppure Porta chi ti pare”. Tu chi porti?

R. Io ho semplicemente l’ambizione di essere la “porta” di entrata degli italiani che vivono in Sud america nel Parlamento italiano. Non mi pare poco, come progetto.

D. Quando Fausto Bertinotti, due anni fa, è stato eletto Presidente alla Camera dei Deputati, ha dedicato la sua conquista “alle operaie e agli operai di tutta Italia”. In caso di vittoria, tu a chi la dedichi?

R. Te lo dirò solo se dovesse avverarsi quella che, al momento, è una mera ipotesi.

D. Porta, la prossima intervista a Montecitorio?

R. La prossima la facciamo qui, nel mio ufficio, in ogni caso”».

(Francesco Giappichini).

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