Il Brasile premia il cinema-verità

Si è conclusa a São Paulo e a Rio de janeiro la tredicesima edizione di “É tudo verdade” (nella foto, la locandina), importante festival brasiliano dedicato al documentario d’autore, nazionale e internazionale. Miglior cortometraggio straniero è stato giudicato “Moujarad Raiha/Apenas um odor” del libanese Maher Abi Samra. Il premio per il miglior lungometraggio è andato invece a “Cosmonaut Polyakov/Cosmonauta Polyakov” della regista tedesca Dana Ranga.
Per quanto riguarda la sezione brasiliana, i due titoli sono stati assegnati a “Pan-cinema permanente” di Carlos Nader (lungometraggio), dedicato alla vita e all’opera del poeta Wally Salomão e a “Remo Usai – Um músico para o cinema” di Bernardo Uzeda (corto), una piccola finestra aperta sulla personalità di uno dei pionieri nella composizione di colonne sonore per l’industria cinematografica, in Brasile.
Della rassegna, in particolare dell’interessante documentario su Caetano Veloso “Coração vagabundo”, si occupa anche la rubrica “Il taccuino di Max” contenuta nell’edizione di aprile, da ieri in rete, del nostro portale Musibrasil. Dopo i verdetti ufficiali, il festival diviene ora itinerante e proseguirà fino alla fine di aprile con una serie di appuntamenti a Bauru (Sp), Brasília (Df), Recife (Pe) e Caixas do sul (Rs).
Grande successo ha riscosso anche il film sul cantante Wilson Simonal “Ninguém sabe o duro que dei” di Cláudio Manuel, Micael Langer e Calvito Real, che si è guadagnato una menzione d’onore. Stesso buon riscontro e stesso riconoscimento per “O aborto dos outros” di Carla Gallo, che si occupa dello scottante tema contenuto nel titolo e per “Dossiê Rê Bordosa” di César Cabral, che ha unito il linguaggio proprio del documentario a quello dell’animazione.
Tra i film fuori concorso, è stato proiettato anche “O gigante” del regista italiano Mario Civelli, un mosaico di immagini sul Brasile che dall’inizio del secolo scorso abbracciano un periodo di oltre sei decadi, fino alla metà degli anni 70. Il film venne montato nel 1975, unendo a quelle precedentemente dirette da Civelli altre scene che facevano parte dell’archivio del cineasta danese William Guericke. Il materiale più antico fu ulteriormente compleato e integrato da inquadrature inedite, girate dai due a colori e in cinemascope.
Mario Civelli giunse in Brasile nel 1946 con l’incarico di trovare location adatte a un film su Anita Garibaldi, prodotto da Dino de Laurentiis. La pellicola non vide la luce e Civelli non fece mai più rientro in Italia, affascinato dal Paese. Fondò la piccola casa di produzione “Multifilmes” a Mairiporã, grazie alla quale girò il primo film a colori brasiliano “O destino em apuros” con Paulo Autran. Come documentarista, Civelli realizzò parecchie opere sulle foreste vergini di Goiás, Mato Grosso, Alagoas e Bahia.
(A. Forni)

