Due ruote italiane di prestigio in Brasile

Gli appassionati brasiliani della motocicletta potranno provare l’ebbrezza di guidare una Bimota. Perfect motors, importatore paulista diretto da Marcos Caruso e Carlos Ludman, lancia in questi giorni sul mercato verdeoro i modelli DB5 (nella foto, un particolare), DB6, DB7 e Tesi 3D della casa riminese, considerata una sorta di “Ferrari delle due ruote”. Non sarà, invero, un piacere accessibile a tutti. I prezzi di listino, infatti, partono da 90mila real (circa 33mila euro) e salgono fino a 130mila (48mila).
Sul costo delle moto, già di per sé elevato, pesano infatti dazi doganali imposti dal governo federale pari a circa il quaranta per cento del valore finale. Secondo i rappresentanti della Perfect motors, le previsioni più ottimistiche parlano di una trentina di esemplari venduti entro fine anno. Ma l’operazione servirà soprattutto a sondare il mercato e a valutare la sua ricettività verso un marchio che si posiziona nella fascia più alta, sia come prezzo che come qualità.
Il segmento-moto, in Brasile, movimenta circa 1,5 milioni di unità l’anno e lo Stato di São Paulo ne è il leader, come prevedibile. Ma parlare di grandi numeri, per Bimota, non ha alcun senso. La produzione annuale della casa fondata nel 1966 dai soci Bianchi, Morri e Tamburini è, infatti, di soli seicento esemplari, fabbricati con cura pressoché artigianale. Si tratta di vere e proprie opere d’arte del campo ingegneristico, costruite per sinceri (e abbienti) amatori.
Oltre a ciò, motori, telai e ciclistica Bimota richiedono attenzione assoluta da parte di proprietari e meccanici. Per questo, il personale Perfect motors che si dedicherà all’assistenza seguirà specifici corsi di specializzazione e aggiornamento in Italia, nelle prossime settimane. Persino il materiale utensile che verrà utilizzato in Brasile per questo tipo di interventi sarà interamente importato dal nostro Paese.
Come Ferrari, anche Bimota deve parte della sua popolarità mondiale alle partecipazioni ai campionati agonistici di specialità. Prima vetrina in questo senso fu, nel 1975, la competizione iridata delle 350 cc, a cui il venezuelano Johnny Cecotto, vera superstar dell’epoca, partecipò su una Bimota-Yamaha. Seguirono le vittorie nella stessa categoria di Jon Ekerold, nel 1980 e di Virginio Ferrari nelle superbike, datata 1987.
Non dovrà soprendere un eventuale successo dell’iniziativa commerciale lanciata in questi giorni. È chiaro a tutti come in Brasile, Paese di grandi squilibri, la ricchezza abbia numeri assoluti molto più significativi di quanto suggeriscano i suoi dati relativi.
(A. Forni)

