Spitzer cucinato con spezie brasiliane

C’è molto pepe verdeoro nello scandalo a luci rosse che ha recentemente travolto Eliot Laurence Spitzer, ex governatore dello Stato di New York. Come è noto, il politico statunitense (a sinistra, nella foto) pochi giorni fa si è dimesso dall’incarico in seguito alle piccanti rivelazioni della squillo Kristen, alias Ashley Alexandra Dupré, di cui era affezionato cliente.
La escort era gestita dalla società “Emperors club”, per la quale in passato aveva lavorato anche la brasiliana Andréia Schwartz (a destra). Secondo il “New York post”, proprio la 33enne di Espírito santo avrebbe fornito agli inquirenti americani informazioni decisive sulla rete di prostituzione d’alto bordo in cui l’esponente del Partito democratico è rimasto impigliato.
La bella capixaba, che stava scontando una condanna a un anno e mezzo di carcere per sfruttamento, riciclaggio e spaccio di droga, avrebbe barattato le sue confidenze con una riduzione della pena. Trasferita presso una struttura detentiva provvisoria della U.S. Immigration nel New Jersey, è ora in attesa di essere rimpatriata. La vicenda presenta peraltro risvolti ancora poco chiari.
Secondo uno dei legali della Schwartz, Jeffrey Lindman, la donna avrebbe già pagato il suo debito con la giustizia e le autorità statunitensi la starebbero trattenendo nel tentativo di ottenere da lei ulteriori informazioni sulle incoffessabili frequentazioni di decine di personaggi altolocati. Tra essi Spitzer, i cui peccati pare vadano dal detestare i rapporti protetti all’avere pagato i propri passatempi goderecci con soldi pubblici. Il console brasiliano a New York, José Alfredo Graça Lima si sta interessando al caso, nel tentativo di ottenere delucidazioni dalla Polizia federale americana.
Il luogo dove Andréia Schwartz si è fatta le ossa, trasformandosi in una squillo di lusso, è l’Italia. Lasciata la natia Vila Velha nel 1995, si era trasferita a Rio de janeiro. Nella Cidade maravilhosa, secondo la madre Elza, «lavorava in una concessionaria di automobili». Proprio con il suo lavoro giustificava i frequenti viaggi nel nostro Paese «per partecipare a importanti fiere del settore».
In realtà, in Italia la Schwartz si prostituiva per periodi di tre mesi, tanti quanti le erano concessi dal visto turistico. Dopo aver fatto la spola con il Brasile per qualche tempo, si era trasferita definitivamente a Roma in seguito al matrimonio con un certo Marcello, sempre secondo la genitrice.
Da lì aveva compiuto il gran balzo verso gli Stati Uniti, stabilendosi a New York, dove era diventata un’«agente immobiliare» di grande successo. Con i soldi che guadagnava, manteneva l’intera famiglia in Brasile, compreso un figlio avuto all’età di diciotto anni. In realtà, nella Grande Mela Andréia Schwartz aveva continuato a prostituirsi, con lucrative puntate in Estremo oriente.
In seguito, era divenuta una vera e propria imprenditrice del sesso con alle dipendenze alcune connazionali, per i cui servizi chiedeva compensi orari che andavano da 700 a 1.500 dollari. Lei stessa, occasionalmente, si concedeva a clienti particolarmente facoltosi. Oltre a questo, forniva droga a chi ne faceva richiesta e utilizzava il suo boudoir come lavanderia per il denaro proveniente da affari sporchi di grosse organizzazioni criminali.
Dalle carte del processo a suo carico, celebrato nel 2006, risulta che la Schwartz aveva accumulato circa 1,5 milioni di dollari grazie ad attività illecite, oltre ad avere acquisito la proprietà di un appartamento a Manhattan del valore di 1,2 milioni. Agli atti furono messe anche copie di assegni pagati dall’ex governatore dello Stato di New York all’ordine dell’Emperor’s club.
Della società per cui aveva esercitato la professione più antica del mondo, prima di mettersi in proprio e diventare cafetina, la brasiliana conosceva ovviamente ogni segreto. Emerso il coinvolgimento del politico-vip, Andréia si ritrovò con le spalle al muro o, alternativamente, vide in quel nome una parziale ancora di salvezza. Decise quindi di vuotare il sacco, indicando in Kristen la “preferita del sultano” e sollevando il polverone che ha poi fatto saltare la testa di Spitzer.
Una storia degna della sceneggiatura di un film anche se il copione, centrato intorno alla pupa che incastra il potente, è piuttosto stantio. Ma si tratta chiaramente della versione ufficiale, contenente solo una parte della verità. Nella catena che va da Andréia a Eliot Spitzer, oltre alla bella Kristen, vi sono senza dubbio molti altri anelli invisibili. Personaggi di una commedia del potere mascherata da campagna moralistica, in puro stile finto-puritano a stelle e strisce.
(A. Forni)

