Brasile, il “talian” nella babele di lingue

Nel mondo, ogni quattordici giorni una lingua scompare. Per le Nazioni Unite, il 2008 è l’«Anno internazionale degli idiomi» e secondo un dossier divulgato pochi giorni fa dall’organizzazione sono circa settemila le lingue, ufficiali e non, attualmente ancora in uso sul pianeta. Di queste, 215 sono presenti in Brasile. Anche senza contare i regionalismi del portoghese-brasiliano, tanti sono infatti gli idiomi di derivazione indigena o straniera parlati nel Paese.
Interessante è il caso del “talian”, compreso da quasi due milioni di individui localizzati nello Stato del Rio Grande do sul. Si tratta dell’unione, casuale e senza regole, di vari dialetti triveneti utilizzati nella forma arcaica ormai scomparsa nelle provincie di origine, ad esempio nel bellunese o nel trevigiano. Arrivati in Brasile a partire dalla fine del secolo XIX, i migranti di quelle zone finirono per inventare una propria lingua, frutto sia dell’antico retaggio che delle relazioni sociali e dei modi di comunicare in uso nella nuova terra di residenza.
Una storia del tutto simile è quella del cosidetto “hunsrückischi” di derivazione tedesca, parlato da piccole comunità in Santa Catarina, Paraná e Mato Grosso. Tra le lingue autoctone, invece, nel Paese dominano quelle di origine tupí guaraní. Quarantacinque di esse sono considerate lingua-madre da gruppi di meno di cento persone. Curioso il caso della lingua “aurê-aurá” del Maranhão, parlata solamente da due individui. Gli indio Aurê e Aurá, appunto, unici sopravvissuti di un’etnia misteriosa, su cui non esiste documentazione.
Delle 1.270 lingue parlate sul territorio dell’attuale Brasile all’arrivo dei portoghesi, solo 180 sopravvivono ai giorni nostri. Il che equivale a una perdita dell’85 per cento del patrimonio linguistico totale. Il Paese, nono al mondo quanto a presenza di idiomi differenti, possiede la seconda città più plurilingue del globo. A São Gabriel da cachoeira, nello Stato di Amazonas, ci si esprime in 23 lingue, tra cui il tukano, il nheegatu e il baniwa.
Ma il multilinguismo, in Brasile, non è fenomeno unicamente rurale o decentrato. Negli ultimi cinque anni, l’Istituto di investigazione e sviluppo per la polica linguistica (Ipol) ha individuato a São Paulo comunità di origine boliviana che parlano idiomi amerindi quechua e aymara. Il governo federale ha in progetto la creazione di un registro ufficiale di tutte le lingue parlate nel Paese, coordinato dall’Istituto per il patrimonio storico e artistico nazionale (Iphan).
(A. Forni)

