B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Paco, nuovo amico dei bimbi di strada

Una nuova droga dei poveri, il cui uso è da tempo comune negli slum argentini, si sta rapidamento diffondendo in Brasile. Nella Ciudad oculta di Buenos Aires lo chiamano “paco”, è un derivato del crack e, grazie all’economicità superiore addirittura a quella dei solventi e delle colle, trova nei giovanissimi che vivono per strada i suoi naturali consumatori. Al nuovo veleno, ottenuto dagli scarti degli scarti della cocaina, si è interessato anche l’autorevole “The New York times” che gli ha dedicato un articolo, qualche giorno fa.

Il paco viene fabbricato diluendo ulteriormente con fermenti, acido borico e lidocaina i residui della lavorazione della polvere, di per sé già carichi di sostanze altamente pericolose. Si presenta nella forma di cristalli, esattamente come il crak e allo stesso modo può essere fumato, ma la sua tossicità sarebbe enormemente superiore. Secondo il dipartimento narcotici della polizia di São Paulo, una dose non costa più di un paio di real e garantirebbe effetti per circa quindici minuti.

L’assunzione avviene accendendo la pietruzza, inserita nella punta di una corta cannuccia e aspirandone i vapori. Il consumo rilevato va da un minimo di venti a un massimo di cinquanta dosi giornaliere, in casi giá conclamati di dipendenza. Malgrado il tenore delle prime notizie sull’argomento, è evidente che non si tratta, in realtà, di una nuova droga, ma di una degenerazione del crack, la quale può contenere percentuali di sostanza pura inferiori addirittura al 2 per cento.

Grazie a prodotti come il crack e il paco, il Brasile è diventato il secondo consumatore mondiale di cocaina e suoi derivati dopo gli Stati Uniti d’America, secondo il Dipartimento di stato americano. La diffusione a macchia d’olio di queste sostanze è dovuta innanzitutto agli scarsissimi controlli ai confini, soprattutto lungo i 3.400 chilometri che dividono il Paese dalla Bolivia, presidiati da circa duecento agenti di Brasília.

L’abolizione di alcune restrizioni alle coltivazioni di coca volute dal presidente Evo Morales e il conseguente abbassamento dei prezzi hanno fatto il resto. Ciò avviene non ostante l’aumento delle quantità di cocaina sequestrate da parte della polizia brasiliana, passate dai 350 chili del 2006 ai 1.400 del 2007. Ma è chiaro a tutti che dati di questo tipo non sono mai indici di maggiore efficacia nei controlli quanto di una crescita esponenziale dei volumi trafficati.

Si assiste in Brasile e in tutto il Sudamerica a un apparente processo di “democratizzazione” dell’uso di cocaina, che in realtà riflette in maniera aberrante gli squilibri esistenti in tutti i campi del vivere sociale. Ai ricchi il meglio, in questo caso cocaina sempre più pura e sempre più introvabile; ai poveri il peggio, cioè crack e, adesso, paco. Con il solito inevitabile corollario di violenza, degrado ed emarginazione.

(A. Forni)

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