B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Diogo Mainardi, un libro anti-Lula

                                                 

«Chi meglio ha definito Lula è stato lo stesso Lula. Questi ha detto: “Non sono stato eletto presidente per meriti personali o come risultato della mia intelligenza”. Ed io, che sempre ho parlato male di lui, sono stato obbligato ad applaudire. Effettivamente non è stato eletto per meriti personali o come risultato della sua intelligenza.

C’è chi mi accusa d’avercela con Lula per motivi personali. Stupidaggini. Per Lula ho lo stesso interesse di quanto non ce l’abbia per chi pulisce il mio palazzo. Il motivo del mio coinvolgimento è pubblico. Credo che i brasiliani, per mancanza d’esperienza democratica, attribuiscano un’importanza esagerata al presidente della Repubblica.

Un presidente è solo un burocrate mediocre che assumiamo per 4 anni al fine d’occuparsi di incombenze che nessuna persona minimamente sensata sarebbe disposta ad affrontare. Non è il nostro capo: siamo noi ad essere i suoi capi».

L’autore del brano sopra riportato è il giornalista Diogo Mainardi (nella foto in alto), ed è pubblicato nell’introduzione al suo ultimo libro: Lula è minha anta. La frase ha un doppio significato, dato che il termine anta può essere inteso sia come aggettivo - e così significare “idiota”, “cretino” - oppure come sostantivo.

E in quest’ultimo caso anta ha il significato di “tapiro”, animale che tra l’altro in alcune regioni del Brasile, in assenza di Striscia la notizia, identifica lo spirito demoniaco. Mainardi ha più volte chiarito che il vero significato è quest’ultimo, ma non sappiamo se l’abbia fatto per convinzione oppure per evitare querele o problemi analoghi.

La pubblicazione raccoglie tutti gli articoli del settimanale Veja che Mainardi, tra il 2005 ed il 2007, ha dedicato al presidente Luiz Inàcio Lula da Silva. Di cui – come risaputo – si considera il più grande estimatore al contrario. In più sono stati aggiunti dei brevi commenti che rappresentano un po’ il «dietro le quinte» che ha portato alla stesura del pezzo.

Continuazione ideale di A tapas e puntapés, è senz’altro un libro interessante, che non può di certo mancare agli estimatori dell’enfant terrible della stampa nazionale, agli aficionado del più criticato, anticonformista, irriverente e provocatore tra tutti i giornalisti brasiliani.

Chi ne vuole sapere di più può accedere al seguente link e vederne la presentazione, con intervista allo stesso autore, nel programma televisivo di Jo Soares.

(Francesco Giappichini).

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