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	<title>Commenti a: É «boicottaggio», parola di Fabio Porta</title>
	<link>http://blog.musibrasil.net/2008/02/18/e-%c2%abboicottaggio%c2%bb-parola-di-fabio-porta/</link>
	<description>Il Brasile giorno per giorno (Gruppo "Musibrasil")</description>
	<pubDate>Fri, 25 Jul 2008 03:57:32 +0000</pubDate>
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		<title>By: grisica</title>
		<link>http://blog.musibrasil.net/2008/02/18/e-%c2%abboicottaggio%c2%bb-parola-di-fabio-porta/#comment-118</link>
		<author>grisica</author>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2008 09:23:14 +0000</pubDate>
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					<description>In questi giorni, un po’ ovunque – quotidiani nazionali/esteri ed internet – hanno messo in evidenza quello che, come cita Fabio Porta, sembra sia un vero boicottaggio nei confronti del Brasile, in uno dei suoi momenti migliori nello sviluppo interno e negli scambi internazionali.
Premetto che queste mie considerazioni non nascono da appassionato del Brasile ma come “addetto ai lavori” dato che la mia attività lavorativa è quella di Ispettore Sanitario.
Fatta questa premessa, desidero chiarire che il tanto citato “blocco”  non è assolutamente dovuto alla “forte resistenza del mercato europeo ai principali prodotti brasiliani”  ma viene dettato da due regolamenti comunitari – il reg (CE) n. 852/2004 ed il reg. (CE) 853/2004 – che dovevano essere recepiti da tutti gli stati membri entro il primo gennaio 2006.
L’esigenza di predisporre i suddetti regolamenti è venuta alla luce solo dopo i numerosi casi di BSE (morbo della mucca pazza) che in Europa, nella fine degli anni novanta, ha causato la morte di diversi consumatori (un caso anche in Italia), oltre all’abbattimento di milioni di capi di bestiame.
I due regolamenti riguardano appunto l’igiene dei prodotti alimentari (852/2004) e l’igiene dei prodotti alimentari di origine animale (853/2004) e responsabilizzano in prima persona tutti coloro che producono, manipolano, confezionano, distribuiscono, vendono o somministrano alimenti, per cui ogni titolare di una azienda alimentare ha l’obbligo di assicurare e garantire che quel determinato alimento, in una qualsiasi fase della filiera agroalimentare (dalla produzione al consumatore finale) non sia stato contaminato . 
Per cui, nel caso della carne brasiliana (sicuramente ottima), anche le aziende di import hanno dovuto applicare detti regolamenti.
L’Italia, come spesso capita, occupata a risolvere i conflitti politici più che a risolvere i problemi degli italiani (popolo sovrano!?!) nel gennaio 2006 non ha avviato le procedure per attivare i suddetti regolamenti, così la scorsa estate 2007 è stata sanzionata dalla comunità europea ed in fretta e furia ha dovuto emanare il decreto legislativo 193/2007 che disciplina l’applicazione dei due regolamenti, che sinceramente ha portato grande scompiglio tra le aziende alimentari che se non applicano i regolamenti, quale responsabili unici, sono puniti con sanzioni sino a 6.000 euro (ove il fatto non costituisca reato).
Per questo motivo, le aziende italiane, sino a pochi mesi fa erano ancora libere di importare carne dall’estero senza la necessità di certificazione sanitaria a garanzia del prodotto. Il blocco nasce quindi a febbraio poiché solo adesso tutta la comunità europea a recepito ed attuato i regolamenti.
E’ vero come dice Porta che la carne brasiliana è ottima ma è anche vero che a seguito del blocco, il Governo brasiliano - verificando i propri produttori di carne – ha rilevato che su circa 3000 produttori solo un 10% riesce a garantire la propria produzione e certificarla come richiesto dai regolamenti comunitari. 
Per cui, con tutta sincerità, io non parlerei di una “attitudine  chiaramente e pacchiatamente protezionistica” da parte dell’Europa poiché gli “euroburocrati” non hanno semplicemente proibito a tutte le fazendas brasiliane di esportare la loro prelibata carne ma ha richiesto che il loro prodotto venga certificato. Tutto questo rientra anche nelle regole della globalizzazione, ovvero tutti possono esportare i prodotti interni ma devono anche adeguarsi a rispettare i regolamenti delle nazioni con cui si hanno dei rapporti di import/export.
Quanto sopra è in realtà il vero motivo che ha sancito il “blocco delle carni”, motivo sottovalutato anche da Fabio Porta.
Invece è bene anche rilevare l’altra faccia della medaglia (che neanche Porta cita) ovvero che il notevole sviluppo dei rapporti internazionali del Brasile, in questi ultimi anni, ha fatto lievitare vertiginosamente i prezzi interni dei prodotti maggiormente esportati (carne e cereali e legumi in primis) creando così grande difficoltà quotidiane al popolo brasiliano. 
Tutti voi, se ultimamente siete stati in Brasile, avrete notato come sia aumentato il costo del vostro soggiorno e posso anche assicurare che l’aumento dei prezzi e del costo della vita non ha interessato solo i turisti e le località turistiche ma tutto il territorio nazionale, anche quello in cui mai nessun “gringo” ha messo piede. Questi aumenti hanno proprio interessato, per esempio, la carne ed i fagioli, alimenti predominanti nel quotidiano pasto brasiliano. 
L’anno scorso mio suocero - che vive nel Tocantins - sentito al telefono, si lamentava per come i prezzi fossero aumentati vertiginosamente a causa degli intensi export con l’estero.
Per esempio, un kg di carne che nel 2005/06 costava pochi reais, nel 2007 aveva raggiunto il prezzo di oltre i 10 reais, mentre i “salari” rimanevano sempre “minimi”.
Oggi, con il blocco delle carni, il cittadino brasiliano  ha finalmente ottenuto un po’ di respiro e può acquistare la carne quotidiana ad un prezzo più accessibile. D’altro canto il  Governo brasiliano si sta dando da fare a far regolarizzare le proprie aziende in modo da poter riprendere il suo export anche garantendo e certificando la qualità della carne.
Quindi io non parlerei di resistenza della C.E. o di protezionismo dei produttori anglosassoni o francesi, ma solo di regolamentazione necessaria a garanzia esclusiva dei consumatori della comunità europea.
Tutto ciò sarà sicuramente risolto nel giro di pochi mesi ma, è già notizia che il Brasile ha avviato ufficialmente la produzione di soia geneticamente modificata, di cui già da anni sono i maggior produttori mondiali. Ma questo degli OGM è un altro capitolo.

Abraços,
Gaetano</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni, un po’ ovunque – quotidiani nazionali/esteri ed internet – hanno messo in evidenza quello che, come cita Fabio Porta, sembra sia un vero boicottaggio nei confronti del Brasile, in uno dei suoi momenti migliori nello sviluppo interno e negli scambi internazionali.<br />
Premetto che queste mie considerazioni non nascono da appassionato del Brasile ma come “addetto ai lavori” dato che la mia attività lavorativa è quella di Ispettore Sanitario.<br />
Fatta questa premessa, desidero chiarire che il tanto citato “blocco”  non è assolutamente dovuto alla “forte resistenza del mercato europeo ai principali prodotti brasiliani”  ma viene dettato da due regolamenti comunitari – il reg (CE) n. 852/2004 ed il reg. (CE) 853/2004 – che dovevano essere recepiti da tutti gli stati membri entro il primo gennaio 2006.<br />
L’esigenza di predisporre i suddetti regolamenti è venuta alla luce solo dopo i numerosi casi di BSE (morbo della mucca pazza) che in Europa, nella fine degli anni novanta, ha causato la morte di diversi consumatori (un caso anche in Italia), oltre all’abbattimento di milioni di capi di bestiame.<br />
I due regolamenti riguardano appunto l’igiene dei prodotti alimentari (852/2004) e l’igiene dei prodotti alimentari di origine animale (853/2004) e responsabilizzano in prima persona tutti coloro che producono, manipolano, confezionano, distribuiscono, vendono o somministrano alimenti, per cui ogni titolare di una azienda alimentare ha l’obbligo di assicurare e garantire che quel determinato alimento, in una qualsiasi fase della filiera agroalimentare (dalla produzione al consumatore finale) non sia stato contaminato .<br />
Per cui, nel caso della carne brasiliana (sicuramente ottima), anche le aziende di import hanno dovuto applicare detti regolamenti.<br />
L’Italia, come spesso capita, occupata a risolvere i conflitti politici più che a risolvere i problemi degli italiani (popolo sovrano!?!) nel gennaio 2006 non ha avviato le procedure per attivare i suddetti regolamenti, così la scorsa estate 2007 è stata sanzionata dalla comunità europea ed in fretta e furia ha dovuto emanare il decreto legislativo 193/2007 che disciplina l’applicazione dei due regolamenti, che sinceramente ha portato grande scompiglio tra le aziende alimentari che se non applicano i regolamenti, quale responsabili unici, sono puniti con sanzioni sino a 6.000 euro (ove il fatto non costituisca reato).<br />
Per questo motivo, le aziende italiane, sino a pochi mesi fa erano ancora libere di importare carne dall’estero senza la necessità di certificazione sanitaria a garanzia del prodotto. Il blocco nasce quindi a febbraio poiché solo adesso tutta la comunità europea a recepito ed attuato i regolamenti.<br />
E’ vero come dice Porta che la carne brasiliana è ottima ma è anche vero che a seguito del blocco, il Governo brasiliano - verificando i propri produttori di carne – ha rilevato che su circa 3000 produttori solo un 10% riesce a garantire la propria produzione e certificarla come richiesto dai regolamenti comunitari.<br />
Per cui, con tutta sincerità, io non parlerei di una “attitudine  chiaramente e pacchiatamente protezionistica” da parte dell’Europa poiché gli “euroburocrati” non hanno semplicemente proibito a tutte le fazendas brasiliane di esportare la loro prelibata carne ma ha richiesto che il loro prodotto venga certificato. Tutto questo rientra anche nelle regole della globalizzazione, ovvero tutti possono esportare i prodotti interni ma devono anche adeguarsi a rispettare i regolamenti delle nazioni con cui si hanno dei rapporti di import/export.<br />
Quanto sopra è in realtà il vero motivo che ha sancito il “blocco delle carni”, motivo sottovalutato anche da Fabio Porta.<br />
Invece è bene anche rilevare l’altra faccia della medaglia (che neanche Porta cita) ovvero che il notevole sviluppo dei rapporti internazionali del Brasile, in questi ultimi anni, ha fatto lievitare vertiginosamente i prezzi interni dei prodotti maggiormente esportati (carne e cereali e legumi in primis) creando così grande difficoltà quotidiane al popolo brasiliano.<br />
Tutti voi, se ultimamente siete stati in Brasile, avrete notato come sia aumentato il costo del vostro soggiorno e posso anche assicurare che l’aumento dei prezzi e del costo della vita non ha interessato solo i turisti e le località turistiche ma tutto il territorio nazionale, anche quello in cui mai nessun “gringo” ha messo piede. Questi aumenti hanno proprio interessato, per esempio, la carne ed i fagioli, alimenti predominanti nel quotidiano pasto brasiliano.<br />
L’anno scorso mio suocero - che vive nel Tocantins - sentito al telefono, si lamentava per come i prezzi fossero aumentati vertiginosamente a causa degli intensi export con l’estero.<br />
Per esempio, un kg di carne che nel 2005/06 costava pochi reais, nel 2007 aveva raggiunto il prezzo di oltre i 10 reais, mentre i “salari” rimanevano sempre “minimi”.<br />
Oggi, con il blocco delle carni, il cittadino brasiliano  ha finalmente ottenuto un po’ di respiro e può acquistare la carne quotidiana ad un prezzo più accessibile. D’altro canto il  Governo brasiliano si sta dando da fare a far regolarizzare le proprie aziende in modo da poter riprendere il suo export anche garantendo e certificando la qualità della carne.<br />
Quindi io non parlerei di resistenza della C.E. o di protezionismo dei produttori anglosassoni o francesi, ma solo di regolamentazione necessaria a garanzia esclusiva dei consumatori della comunità europea.<br />
Tutto ciò sarà sicuramente risolto nel giro di pochi mesi ma, è già notizia che il Brasile ha avviato ufficialmente la produzione di soia geneticamente modificata, di cui già da anni sono i maggior produttori mondiali. Ma questo degli OGM è un altro capitolo.</p>
<p>Abraços,<br />
Gaetano</p>
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