Carne, Brasile e consumatori sconfitti
Nella “guerra” delle carni che ha opposto Brasile ed Unione Europea alla fine i sudamericani hanno ceduto. Hanno dovuto soccombere ad anacronistiche resistenze protezionistiche, come noto frutto di pressioni delle lobby dei produttori britannici ed irlandesi.
Mentre sulle estemporanee esternazioni dell’italiana Coldiretti, almeno noi, preferiamo calare il piú classico velo pietoso. Come scritto sul dispaccio dell’agenzia Apcom che sotto riportiamo, il ministro dell’Agricoltura Reinhold Stephanes ha infine ridotto a sole seicento unitá il numero delle aziende agricole legittimate ad esportare carni in Europa.
(L’originaria richiesta verdeoro aveva ad oggetto 2681 imprese, ndr). Pare invero che all’Unione non basti vincere, ma voglia stravincere: un portavoce della Commissione ha chiarito che si valuterá quante delle seicento fazenda saranno ammesse automaticamente all’export, e quante abbisogneranno invece d’una specifica ispezione in loco.
Il ministro degli Esteri Celso Amorim ha cercato di controbattere e reagire alle avverse vicende, dichiarando che il comportamento europeo puó esser non solo contrario alle regole dell’Organizzazione mondiale del Commercio, ma anche rappresentare un disincentivo in vista d’un futuro accordo tra il blocco europeo ed il Mercosul.
Comunque i giochi appaiono ormai fatti, e ad essere sconfitto non é solo il Brasile, ma anche sopra tutto i consumatori del Vecchio continente.
«Agroalimentare/ Brasile: ridotta a 600 lista esportori carne
Il ministro ammette irregolarità. Il ministero dell’agricoltura brasiliano ha ridotto a 600 il numero delle imprese agricole adatte a esportare carne bovina in Europa. La lista, passata da 2681 imprese a 600, verrà sottoposta alla commissione di Bruxelles il prossimo 14 febbraio.
Vale a dire che 2081 aziende sono state eliminate dalla lista. Il ministro dell’agricoltura Reinhold Stephanes ha ammesso ieri che accertamenti eseguiti sui produttori hanno portato alla scoperta di “piccole irregolarità”, come le ha definite. “Questioni burocratiche e non sanitarie” dicono però da ambienti del ministero.
La prima lista presentata alla fine del mese scorso aveva provocato la sospensione delle importazioni da parte della UE, scatenando un putiferio tra i produttori di carne brasiliani. Il realtà il numero di aziende produttrici richiesto dall’Unione Europea deve aggirarsi intorno alle 300, ma dal ministero si dicono “fiduciosi” che le 600 aziende con le carte in regola verranno accettate.
Secondo il quotidiano “Estado de Sao Paolo” c’è una strategia commerciale dietro la decisione di offrire una lista con il doppio delle imprese di quelle richieste, dovuta alla forte domanda di carne da parte della UE, che già teme un innalzamento dei prezzi. Secondo fonti del governo di Brasilia, nel 2007 il Brasile ha esportato carne in Europa per 1,08 Miliardi di Dollari.
146 Milioni di Dollari, soltanto nello scorso mese di gennaio. Il governo brasiliano attende per il prossimo 25 febbraio una delegazione di veterinari dell’Unione Europea con il compito di verificare le condizioni di produzione delle aziende inserite nella nuova lista stilata dal ministero».
(Francesco Giappichini).

