B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Coldiretti-Brasile, la guerra continua

Come documentato da una serie di articoli apparsi sul nostro blog, è in atto da qualche mese un braccio di ferro tra Coldiretti e il Brasile sulla spinosa questione dei prodotti alimentari verdeoro importati in Italia, giudicati poco genuni o, addirittura, falsi dall’organismo italiano. In realtà, come quasi sempre accade in questi casi, si tratta di una battaglia commerciale volta alla conservazione ai produttori italiani di quote del mercato nazionale ritenute sacrosante e intoccabili. Della serie: va bene esportare il made in Italy, ma a casa nostra lo straniero non entra.

La diatriba si è arricchita di un ulteriore capitolo il 1º febbraio, quando l’Unione europea ha bloccato a tempo indeterminato le importazioni sul suo territorio di carne bovina brasiliana, la quale non darebbe le necessarie garanzie dal punto di vista sanitario (nella foto, un churrasco gaúcho). Strano che ce l’abbiano lasciata mangiare fino ad ora. Anzi, che in certi periodi ce la lascino mangiare e in altri no, visto che analoghi provvedimenti, poi revocati, erano già stati adottati in passato.

Più di altre volte, in questa occasione lo stop è legato a schermaglie politiche. Tra Bruxelles e Brasília, infatti, fino a qualche giorno fa si discuteva ancora sulla lista ufficiale delle aziende brasiliane autorizzate alla macellazione e alla vendita. L’Unione ne ammetteva trecento, il Brasile chiedeva di includerne duemilaseicento. La questione andava avanti da tempo e il 31 gennaio era il termine ultimo per l’approvazione dell’elenco. In mancanza di un accordo, tutto si è fermato, almeno per ora. Con sommo gaudio di Coldiretti, che canta vittoria.

L’interessante articolo che vi proponiamo è apparso proprio il 31 scorso sul quotidiano “La Repubblica” e riprende il tema, collegato a quanto sopra, dei prodotti tipici e dei consorzi di tutela. Altra questione spinosa, visto che da alcuni i marchi “Doc” sono considerati indispensabili per la conservazione di tradizioni eno-gastronomiche a rischio di estinzione. Da altri, furbi escamotage per garantirsi l’esclusività di fabbricazione su certi prodotti, rendendoli poco accessibili e facendoli costare più di quanto dovrebbero.

Riguardo al pezzo, su una cosa ci permettiamo di dissentire. Non siamo per nulla d’accordo con l’autore, Jenner Meletti, quando asserisce che la carne dell’ibrido brasiliano da lui citato sia poco tenera. Chiunque abbia assaggiato un pezzo di delizioso cupim, proprio la parte della gobba del bovino in questione, cotto al forno o sul fuoco, con una semplice spruzzata di limão, può testimoniare il contrario.

Di seguito, l’articolo de “La Repubblica”.

- Zebù brasiliano o manzo italiano?

Scoppia la guerra della bresaola

ROMA - Tutta colpa, anzi merito, del bos taurus indicus, comunemente detto zebù. Incrociando la vacca comune con questo bovino dotato di gobba e grande giogaia, gli allevatori brasiliani ottennero un animale con la carne dura come la suola delle scarpe. “Ma è carne magra e va benissimo per le nostre bresaole”, dice Emilio Rigamonti, presidente del consorzio che tutela appunto la bresaola della Valtellina.

Qualche consumatore sarà sorpreso. Forse pensava, magari guardando la pubblicità in tv, che la carne da stagionare fosse gentilmente offerta dalle vacche e dai manzi delle montagne bergamasche. “Sono ormai decenni - dice l’uomo del consorzio - che acquistiamo carne brasiliana e il motivo è semplice: solo quella va bene per il nostro prodotto. Quella italiana ed europea sono troppo grasse. E poi bisogna ricordare che lo zebù è un bovino come gli altri. Ha solo quel nome strano, che richiama Belzebù… “.

Sembra però che le vacche della bresaola, da oggi in poi, potranno vivere più a lungo. L’Unione europea ha infatti imposto al Brasile numerose norme che in pratica bloccano buona parte dell’importazione di quella carne: certificato di filiera, garanzie sanitarie… Senza certificati, da oggi 31 gennaio, dalle terre brasiliane non arriverà neppure un quarto di bovino.

Ma la polemica non varca l’oceano: le liti sulla carne da bresaola, ancora una volta, sono tutte italiane. Ha iniziato l’Uniceb, l’unione degli importatori di carne, con una lettera a ministro Paolo De Castro. “Ho spiegato al ministro - dice il presidente Renzo Fossato - che senza la carne brasiliana noi non produrremo più la bresaola. Gli allevatori brasiliani che esportano sono quindicimila e solo 300 hanno presentato i certificati di rintracciabilità. Già il mercato è in subbuglio. Una tonnellata di carne oggi costa 13.000 dollari - comprese tasse e dogane - invece dei 9.500 di un mese fa. Ho chiesto al ministro: dobbiamo dire addio alla bresaola?”.

Il ministro ha risposto subito, preoccupato. “La bresaola è uno dei gioielli del nostro agroalimentare di qualità. Voglio esprimere ai responsabili di Bruxelles tutta la mia apprensione per il comparto. Bisogna trovare strategie che, senza alterare l’impianto complessivo della politica commerciale della Ue nel settore carni, permettano di tutelare la specificità della produzione di bresaola e i lavoratori dell’indotto”.

Apriti cielo. La Coldiretti spara a zero e dice che “è particolarmente grave che un ministro, anziché valorizzare la produzione Made in Italy di carne bovina, intervenga a favore dell’importazione di carne dal Brasile”. L’Europa - dice la Coldiretti - ha fatto bene a bloccare quella carne “per evitare che nei piatti dei cittadini europei finiscano carni provenienti da zone a rischio di malattie come l’afta epizootica”.

L’Uniceb si schiera a favore di bresaola e ministro e contro “gli amici della Coldiretti”. “Non c’è nessun elevato rischio sanitario. Le carni importate sono vincolate al disossamento e ad una maturazione che annulla qualsiasi rischio di trasmissione dell’afta epizootica. Noi vorremmo produrre la bresaola con carni bovine italiane, ma il prodotto disponibile sul mercato interno non è assolutamente adatto all’industria nazionale”.

Polemiche Made in Italy, mentre il settore va in crisi. “Se le cose non cambiano - dice Emilio Rigamonti del consorzio - la produzione di bresaola si potrà bloccare presto. Per ora lavoriamo con le scorte ma appena finiranno ci sarà la cassa integrazione. I produttori irlandesi già esultano perché con il blocco del Brasile possono già alzare i prezzi. In generale, per la carne, prevedo un aumento al consumo dei 10-15%”. Anche una sottile fetta di bresaola, insomma, può appesantire il bilancio di una famiglia italiana. -

(A. Forni)

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