B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Carnevale, il Brasile delle marcette

                                          

Quando in Brasile impazza il carnevale, e tutto magicamente si paralizza, cambia radicalmente anche la colonna sonora che accompagna la vita del Paese verdeoro. Per circa una settimana i tanti generi musicali che animano la musica brasiliana – originari od importati poco importa – lasciano spazio a samba, specie samba enredo, e marchinha de carnaval (il pagode conserva spazi marginali, mentre l’axé resiste in tutta la sua forza solo a Bahia).

Tralasciando la leggiadra fenomenologia dei samba enredo, quelli legati alle sfilate del carnevale carioca e di cui inevitabilmente si parla moltissimo, vorrei dedicare uno spazio alle marcha de carnaval. Frutto della rielaborazione di marcette portoghesi, era proprio questo il genere musicale che animó il carnevale carioca almeno sino all’intero decennio cinquanta. 

In seguito fu sostituito dai samba enredo, imposti dalle sempre piú potenti scuole di samba. Ma questi ritmi facili ed accelerati come marcie miltari, queste melodie semplici che accompagnavano testi ironici, comici, sensuali, pieni di doppi sensi sessuali, erano ormai entrate a far parte della cultura del Paese. 

(Di sicuro nell’Italia degli anni quaranta e cinquanta, su simili sottintesi, sarebbe scesa forte la scure della censura). Non per niente anche l’eclettico Caetano Veloso e lo stesso Dorival Caymmi ne ha voluta comporre qualcuna. Il titolo piú popolare resta Cachaça, di cui invitiamo alla lettura del testo, piú in basso.

E poi restano indimenticate Mamãe eu quero cantata dalla grande Carmen Miranda, l’irresistibile Maria sapatão, Cabeleira do Zezé, Me dá um dinheiro aí di Moacyr Franco (che potete ascoltare al seguente link), O teu cabelo não nega, Cidade maravilhosa, Tem nego bebo aí.

Vi lasciamo adesso ad una serena lettura dell’”alcolico” testo di Cachaça, scritto da Mirabeau Pinheiro, Lúcio de Castro ed Heber Lobato nell’ormai lontano 1953.

«Cachaça

Você pensa que cachaça é água
Cachaça não é água não
Cachaça vem do alambique

E água vem do ribeirão
Pode me faltar tudo na vida
Arroz feijão e pão

Pode me faltar manteiga
E tudo mais não faz falta não
Pode me faltar o amor

Há, há, há, há!
Isto até acho graça
Só não quero que me falte

A garrafa da cachaça».

(Francesco Giappichini).

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