Berluscones di Rio, attacco a Prodi
Oggi vi presentiamo un articolo pubblicato dall’Agenzia internazionale stampa estero (Aise). Fa riferimento al durissimo fondo anti-Prodi che Edoardo Pacelli, direttore di “Italiamiga”, ha scritto da Rio de Janeiro per il proprio settimanale. La cosa non sorprende, dato che il periodico fa riferimento ad Azzurri nel mondo, ossia il movimento degli esponenti di Forza Italia all’estero.
Il pezzo ha senz’altra una buona carica d’aggressivitá, che lo rende sicuramente leggibilissimo. Manca peró un rilievo che invece mi sarei aspettato di leggere, e che fa parte della cosiddetta pars construens della politica. Insomma non una parola su quello che sará il futuro delle relazioni tra Italia e Brasile, nel caso della prevedibile disfatta dell’attuale Esecutivo.
Sono in molti infatti a sostenere che le relazioni tra i due Paesi siano state con forza rilanciate dall’attuale Governo di centro-sinistra: tesi, com’é ovvio, opinabilissima, su cui peró era doveroso soffermarsi. Del resto se il suddetto rilancio non é forse andato molto al di lá degli aspetti di facciata, va anche aggiunto che Romano Prodi (nella foto in alto) mesi fa ha pur sempre compiuto una visita in Brasile, invitando il proprio omologo a Roma.
(La visita del presidente Luis Inácio Lula da Silva in Italia é prevista per il prossimo mese d’aprile, ndr). É comunque giunto il momento d’abbandonare la palude della politica italica e lasciarvi alla lettura dell’articolo citato.
«Stampa italiana all’estero Italia Amiga (Brasile)/ Errare humanum est perseverare diabolicum – di Edoardo Pacelli
“Come insegnava il buon Giambattista Vico, la storia è fatta di corsi e di ricorsi. Nella politica prodiana, il ricorso è decennale. Ci sono voluti dieci anni dal fatidico sgambetto di Bertinotti, del ‘98, per giungere alle forche caudine sannite attuali. Il professor mortadella è giunto ormai al capolinea e dovrà scendere dal treno, dal camion e dalla bicicletta, o meglio, l’augurio è che inforchi la bicicletta e inizi a pedalare perché Bologna è lontana.
L’armata Brancaleone è giunta al redde rationem. La coalizione multicolore dove il rosso rifondarolo si univa al rosa radicale, al verde che se la ride, al nero pseudo clericale e al biancofiore, non poteva che terminare in un’arlecchinata, una opera buffa con il condottiero pervicacemente legato alla poltrona, incurante dei colpi che provengono da tutte le parti, e che pensa di condurre un esercito alla vittoria, mentre è un povero barcaiolo che va contro corrente e sta affondando in un pantano che puzza di fogna”.
È quanto scrive oggi Edoardo Pacelli su “Italia Amiga”, settimanale che dirige a Rio de Janeiro. “È giunta l’ora di rimettere l’Italia in carreggiata, di riprendere il cammino interrotto da un malaugurato incidente di percorso e sterzare decisamente verso una politica che dia sollievo al povero popolo italiano mai caduto così in basso.
L’Italia è diventata la macchietta d’Europa, per non dire del mondo, sommersa dall’inefficienza e dalla immondizia, la seconda causata dalla prima. La giustizia italiana sta facendo il giro del mondo rappresentata dal procuratore di Santa Maria Capua Vetere, cittadina casertana assunta agli onori dello Youtube; la politica ambientale è rappresentata dalle tonnellate di “monnezza” accumulate e non smaltite, malgrado i “provvedimenti urgenti” prodiani; lo slancio verso il futuro sta nelle mani di coloro che manifestano rumorosamente contro la TAV; la politica economica è soggetta agli sberleffi del Financial Times, un organo di stampa considerato vangelo, quando criticava Berlusconi, ma relegato a livello di fogliaccio quando invece tratta l’economia dell’era prodiana.
È arrivato il momento di gridare forte: Basta, io non ci stò! Di scalfariana memoria. Vedere poi, quella illustre scienziata, premio Nobel della medicina, costretta ad andare su e giù per l’Italia per salvare il tracollo del governo Prodi, provoca una stretta al cuore. È un peccato che il suo titanico sforzo sia stato a favore del nulla.
Un governo che si è retto sul bastone di un’illustre vegliarda e sulla abnegazione di un ex presidente, costretto a correre all’appello del suo protetto su una sedie a rotelle, per non farlo cadere, merita sinceramente che se ne vada a casa. Per sempre”».
(Francesco Giappichini).

