B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Armi, quando Lula perse la guerra

                                               

L’esito del referendum per la proibizione del commercio di armi ha rappresentato la piú grave sconfitta per il presidente Luiz Inácio Lula da Silva. Dagli scandali di corruzione ne é uscito senza macchia, l’economia é entrata in un circolo virtuoso che solo gravissime ed eventuali recessioni mondiali potranno interrompere, per non parlare dell’affermazione del Paese come potenza mondiale.

(Altri aspetti su cui si é stati poco incisivi – penso alle disparitá sociali, alla riforma agraria, alle inefficienze dei sistemi scolastico e sanitario – sono stati affrontati con estrema gradualitá e cautela, e la loro soluzione non era un obiettivo a breve termine). La violenza, al contrario, continua a crescere, e non ci sono segnali che micro e macrocriminalitá comincino a cedere il passo.

E quel che é peggio analisti ed osseravatori di svariati campi fanno notare che solo a lunghissimo termine la fase di espansione economica che sta vivendo il Paese potrá avere effetti positivi sulla sicurezza dei cittadini. Il controllo del territorio continua ad essere affidato a milizie paramilitari violente, corrotte, colluse col crimine, tecnicamente incapaci e quel che é peggio dotate di una sorta d’immunitá: si tratta infatti di corpi armati inquadrati militarmente ma, si badi bene, non sottoposti al Ministero della Difesa.

E neppure al capo di Stato maggiore, dato che non fanno parte delle Forze armate brasiliane. La Polizia militare dipende dai secretário da Segurança dei vari stati, che equivalgono agli assessori regionali italiani. Questi, inevitabilmente travolti e indeboliti dal bailamme politico quotidiano, spesso subiscono dai paramilitari ogni tipo di boicottaggio.

Cose che si sanno ma che pochi denunciano, e non tanto perché il «re nudo» non sia a tutti visibile, quanto perché l’opinione pubblica é convinta – e non a torto – che comunque é meglio avere a che fare con un miliziano che con un delinquente. Del resto fu sopra tutto la scarsa fiducia nelle forze dell’ordine a convinvere la maggioranza dei cittadini a votare “no”, a schierarsi contro la proibizione del commercio delle armi, (nella foto in alto un manifesto del fronte proibizionista).

Adesso varie organizzazioni sono tornate alla carica, e a far pressioni sul Governo per limitarne la circolazione, allarmate dalle decine di migliaia di morti violente che annualmente si contano in Brasile. Ci descrive queste iniziative il seguente contributo del collaboratore di “Musibrasil” Gaetano Boamundi Risica.

«Rede Desarma Brasil per un Paese più pacifico e vivibile

Il Brasile, è risaputo, occupa uno dei primi posti tra la nazioni del mondo, per il maggior numero di omicidi determinati da armi da fuoco. Attualmente nel territorio verdeoro, circolano milioni di armi, per lo più illegali che, purtroppo, finiscono per essere spesso usate nel risolvere dei conflitti banali.

Oltre questo, tra i detentori, esiste l’illusione che un arma abbia la forza di dare una certa protezione personale ma, una serie di ricerche dimostrano esattamente il contrario in quanto, meno armi circolano, meno omicidi potranno essere commessi. Di questo ne è fortemente convinto l’Instituto Sou da Paz, per la cronaca una OSCIP (Organizaçào da Sociedade Civil de Interesse Publico) con sede a San Paolo, che da circa dieci anni è socialmente impegnata con diverse campagne di sensibilizzazione civile, indirizzate alla sicurezza pubblica ed a ridurre la violenza, ovunque diffusa, anzitutto per il tramite del controllo della vendita e detenzione delle armi.

Tra le varie campagne del Sou da Paz si esalta quella che, nel 2003, portò il Governo Federale all’approvazione dello “Statuto del Disarmo” ed a cui seguì, con successo, la campagna per la consegna volontaria delle armi da parte di chi anzitutto le deteneva illegalmente e che, sino ad oggi, ne ha fatto recuperare oltre 500mila tra pistole e fucili.

Tutto questo impegno, tra l’altro, viene confermato anche da un recente studio pubblicato dal Ministero della Salute, in collaborazione con quello della Giustizia, da cui è emerso l’esistenza di una relazione diretta tra la riduzione del numero di omicidi ed il recupero/ritiro delle armi.

Infatti lo studio dimostra che gli Stati brasiliani che più hanno censito il recupero o la consegna volontaria di armi, sono anche quelli che hanno riscontrato una notevole riduzione percentuale del numero degli omicidi rispetto agli anni precedenti. Da tutta questa sensibilizzazione sono emersi un po’ ovunque, in tutto il Brasile, diversi comitati popolari che già lottavano, nel loro piccolo, per la difesa dei diritti umani e per una società più pacifica, proprio come l’Instituto Sou da Paz a cui si unirono.

Da questa unione nacque la Rede Desarma Brasil – Segurança, Justiça e Paz che oggi è composta da oltre 90 membri, provenienti da tutto il Paese, il cui intento è quello di consolidare lo Statuto del Disarmo, informando la collettività sopra il suo contenuto, vigilando e proponendo il metodo per il suo compimento.

I membri della Rede, dalla sua nascita, hanno sempre tenuto aperto un dialogo con il Governo centrale e proprio il 22 gennaio 2008 si riuniranno nuovamente a Brasilia, con i rappresentanti del potere pubblico, per definire e programmare le attività per l’anno corrente, indirizzate ad avviare e realizzare le nuove campagne per il ritiro delle armi ancora in circolazione e di conseguenza per il compimento di quanto previsto dallo Statuto.

La tutela dello Statuto rimane comunque una delle priorità poiché, anche se si è consapevoli che questo ha portato ad una riduzione notevole degli omicidi, dall’altro lato si presume che l’illegalità organizzata si darà per conto suo un certo da fare, per cui guai ad abbassare la guardia».

(Francesco Giappichini).

Una risposta a Armi, quando Lula perse la guerra »»


Commenti

  1. Commento di zeca | 2008/01/27 alle 13:07:23

    Il Governo Lula,dopo innegabili successi sul piano diplomatico internazionale e rafforzamenti finanziari non del tutto imprevedibili,non ha minimamente contribuito ad intaccare lo strapotere degli emuli delle guerriglia irakena.La violenza dilaga,anche fermarsi col rosso al semaforo,quando il bel sole brasiliano e´calato all´orizzonte,puo´costituire motivo di eterno pentimento e questo clima di insicurezza pubblica finisce per distruggere quanto di buono si costruisce sul versante macroeconomico.Se si sfogliano riviste finanziarie o ci si siede davanti alla televisione si finisce per rimanere estasiati dalle performances della galoppante economia verdeoro,se poi si prende l´aereo e si sbarca in una quasiasi citta´brasiliana si impiegano 2 frazioni di secondo a prendere atto che tutti questi successi internazionali,per adesso,non sono che un bel manichino lasciato li´in un negozio appena aperto!!Lo sviluppo e la capacita´di creare il futuro si annusano quando si frequentano “os bairros nobres”,ma fuori dal muro di berlino del Brasile che guadagna e prende il futuro a morsi c´e´tutto un terzo mondo che mette i brividi e lascia esterefatti.Le pistole e i proiettili abbondano come neanche se ne vedevano nei films di Sergio Leone e gli omicidi e gli assalti sono un leit motiv a cui il potere politico non riesce mai a dare una lezione.Un governo deciso a “mettere le cose a posto” sul serio non chiederebbe ai cittadini di pronunciarsi sulla vendita delle armi,ne vieterebbe la diffusione senza mezzi termini.In Brasile si vive bene e si vive male,ce lo siamo detti 200 volte,ma il bollettino di guerra quotidiano,oltre alle morti dovute a tentativi di assaltos rimane pazzesco il numero di morti causati da un traffico schizzofrenico,stanca la popolazione gia´frustrata per le non facili condizioni di vita.La violenza e´congenita alla natura umana,si puo´pero´tentare di arginarla attraverso la politica….ma solo quando la stessa politica non sia sinonimo di violenza!!


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