Il “Safari” di Jovanotti passa dal Brasile

L’eterno ragazzo della canzone italiana festeggia vent’anni di carriera con il nuovo disco “Safari“, che ha presentato in settimana al Planetario di Milano. Da alcuni considerato un eclettico innovatore musicale, da altri un furbo manipolatore di tendenze, Jovanotti (nella foto di Stefano Caporilli) fa sempre e comunque notizia. E come gli capita da qualche tempo, nel nuovo lavoro ha inserito un po’ di Brasile. Sérgio Mendes (altro genio o marpione, secondo punti di vista estremi) partecipa infatti al sambinha “Punto”.
«Sérgio avevo chiesto solo di incontrarlo per baciargli la mano - ha dichiarato il musicista romano in conferenza stampa - perché un suo disco, “Brasileiro”, che mi aveva regalato Red Ronnie, ha cambiato completamente la mia percezione della musica brasiliana. E invece ha voluto partecipare a “Punto”». A Mendes non può essere negato un ruolo di preminenza nella storia della música popular brasileira. Il carioca ha sempre saputo sfruttare il proprio talento anche commercialmente, proponendosi con grande successo all’estero a partire dagli anni 60, fino al recente successo di “Timeless”, album del 2006 di cui sta per lanciare il seguito.
Nel cammino di avvicinamento alla musica brasiliana di Jovanotti ha pesato molto l’amicizia con Max de Tomassi che da anni lo ha convertito ai suoni verdeoro, favorendo la sua collaborazione con Carlinhos Brown, portandolo a Salvador de Bahia a registrare con Daniela Mercury e collaborando alla realizzazione del cd “Bossa-Jova” di Franco Cava, album di cover in portoghese dedicato al Lorenzo nazionale.
Simpaticamente spaccone, Jovanotti non ha risparmiato dichiarazioni ad effetto: «Non mi aspettavo da me un disco così bello - ha confessato - Ero entrato in studio per fare un disco funk-rap, e invece mi è uscito questo». Jovanotti sul proprio sito ha anche messo in vendita, qualche settimana fa, il libro di disegni e appunti “Safari Jam”, una specie di making of della lavorazione dell’album. A tiratura limitata e in edizione numerata, il diario è andato immediatamente esaurito.
Il cantante ha pure motivato il recente rifiuto ad entrare nel gruppo fondatore del Partito Democratico: «Mi piace essere un testimone e non un testimonial». Ha successivamente illustrato un progetto cui si sta dedicando, riguardante Ludovico Ariosto e il suo “Orlando furioso”, affermando che «l’Ariosto è il precursore di Quentin Tarantino».
Non ci resta che ascoltare.
(A. Forni)

