Capim Cubano, la Cuba in Brasile
Prima di tutto: volume del personal computer a palla. La Cuba del titolo non é infatti né un accampamento dei Sem terra, né l’Ambasciata cubana a Brasília, e neppure qualche musicista originario della Isla Grande che ha chiesto asilo politico alle autoritá verdeoro.
Oggi, per continuare a nostro modo le festose celebrazioni per l’anno nuovo, vi presentiamo la band paraibana Capim Cubano. Forse é ancora presto per affibbiarle l’aggettivo cult, ma nei suoi 4 anni e mezzo di vita ha giá conquistato le giovani platee nordestine ed é pronta per essere apprezzata nel Brasile intero.
I 9 elementi, sotto la guida del cantante idolo delle fanciulle Yegor Gómez (nella foto in alto), hanno sposato un genere musicale non autoctono, la cosiddetta «musica latina», che sarebbe molto piú corretto definire «ispanica ed ispanoamericana». Introducono i loro brani – al ritmo di salsa, merengue, cumbia, flamenco, rumba e pop latino – utilizzando rigorosamente il castigliano, e anche questo, come si dice, ha contribuito a crearne dei personaggi.
(Invero la pronuncia della lingua di Cervantes non é ottimale, come sanno perfettamente anche i loro fan piú accaniti. Loro si difendono dicendo che fanno di tutto per migliorarsi, sotto la guida di un professore di spagnolo di nazionalitá argentina, ndr). Molti critici ed amanti della musica del Continente nuovo non amano invero questo tipo di commistioni di generi, convinti tra l’altro che i brasiliani debbano suonare solo musica brasiliana, lasciando rumba e salsa agli artisti nati tra i vicoli sporchi e fascinosi dell’Habana Vieja.
L’osservazione non é priva di fondamento, tuttavia nei loro brani originali e nelle cover dei vari Gipsy Kings, Juan Luis Guerra, Carlos Vives, Célia Cruz, Elvis Crespo, Maná, Manu Chao, Juanes e Carlos Santana, questi paraibani hanno dimostrato di saperci veramente fare. E sopra tutto di far ballare il loro pubblico. I brani che vi invitiamo ad ascoltare, come detto a volume altissimo, sono Teresa Bandolera e Mentirosa, due loro cavalli di battaglia.
(Francesco Giappichini).

