B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

La sfida impossibile di dom Cappio

                                           

Se ci chiedono qual é il personaggio brasiliano del mese, con buona pace del milanista e neo-Pallone d’oro Kaká, siamo certi chi indicare: il vescovo francescano 61enne dom Luiz Flávio Cappio (nella foto in alto), alla guida della diocesi della cittadina baiana di Barra, e figlio di immigrati piemontesi.

É ormai al ventesimo giorno di sciopero della fame per protestare contro la deviazione delle acque del fiume São Francisco, una delle grandi opere promesse dal Governo Lula, e di cui si parla da svariati decenni. Secondo l’ormai debilitato vescovo (si nutre solo di acqua filtrata ed avrebbe perso 6 chilogrammi, ndr) la transposição va a beneficiare solo il cosiddetto agrobusiness ed i grandi latifondi, ossia le mitiche fazenda degli altrettanto celebrati fazendeiro.

E non certo i poveri abitanti del sertão nordestino, che potrebbero trarre molti piú vantaggi da acquedotti ed opere meno costose e di minore impatto ambientale. Per il presidente Luis Inácio Lula da Silva, grande difensore del progetto, é tutto l’opposto, e l’opera non solo non danneggerá l’ambiente, ma sará il punto di svolta per risolvere uno dei maggiori problemi del Brasile: la siccitá della caatinga, l’ariditá di quell’ecosistema conosciuto come sémi-arido.

Il nostro “personaggio” é al secondo digiuno dopo quello di undici giorni del 2005, e va detto che fu anche grazie a quell’iniziativa che l’iter subí una lunga battuta d’arresto. (Il Governo promise un dialogo che non pare essere stato molto proficuo). Adesso sembra peró che l’Esecutivo sia deciso ad andare sino in fondo, e l’Esercito brasiliano ha giá dato inizio ai lavori preparatori.

Ma sembra sopra tutto, aggiungiamo noi, che Lula e il suo staff si siano stancati dell’estrema protesta del religioso, da alcuni definito un ricattatore, da altri uno che vuole solo fama e visibilitá. Invero a sostegno di don Cappio non vi é nessuna forza politica, ma solo i movimenti sociali, con in testa i Sem terra, e qualche parlamentare a titolo puramente personale.

La Conferenza episcopale brasiliana, dopo una prima fase di appoggio al digiuno, e forse richiamata all’ordine da Roma, ha deciso di prendervi le distanze; del resto lo stesso nunzio apostolico a Brasília Lorenzo Baldisseri ha dichiarato che questo sciopero «non é un mezzo accettabile e contraddice i principi cristiani».

Staremo a vedere, ma a nostro parere la deviazione si fará.

(Francesco Giappichini).

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Commenti

  1. HCL
    Commento di HCL | 2007/12/21 alle 14:17:05

    In veritá alcune frange della chiesa, ancora appoggiano il protestatore di professione Luiz Flávio Cappio, ma é certamente vero che la maggior parte dell’opinione pubblica lo ha abbandonato. Per primi gli indios, che a suo dire sarebbero morti di fame, in secondo luogo gli stessi cittadini di Bahia, stufi delle sue performance. in terzo luogo la Chiesa, che tra i tanti dettati ha quello che dice “DAR DA BERE AGLI ASSETATI”, quarto, ma non ultimo per importanza, il PAC é una legge Federale, che puó subire rallentamenti, momentanee sospensioni, ma come una valanga, non si ferma fino alla coclusione.

    Ma verrebbe da chiedersi, del perchè di questa ostinata insistenza, addirittura contro i propri superiori, di questo presule Vescovo di una cittadina che contribuisce in buona parte all’inquinamento del fiume che tanto vuole difendere.

    Qui, nel Nord del Cearà non piove dal 10 maggio, l’altro ieri, alcune nuvole hanno lasciato cadere alcune gocce, che non hanno neppure bagnato la terra. Evaporavano al solo contatto con il suolo ardente. Non si prevede pioggia fino ai primi del mese di gennaio.

    Nella zona dell’alto jaguaribe, che sarebbe avantaggiata proprio dalla cosidetta “deviazione”, la situazione metereologia é ancora peggiore.

    Poil il parlare di deviazione, lascia intendere che si vuol deviare il fiume intero, mentre la veritá e che verranno deviati mediamente 60 metri-cubi d’acqua per minuto, su una portata di 3.000 metri-cubi al minuto. Inoltre le opere di captazione dell’acqua sono a poche centinaia di chilometri dalla foce, dove tutta quell’acqua che non si vuol dare agli assetati nordestini, finiribbe in mare mescolandosi irrimediabilemnte con l’acqua salata.

    Inoltre, volendo parlare di soldi, molto spesso sventolati dai contrari all’opera, il costo della stessa verrebbe ammortizzato in meno di 10 anni, solo risparmiando le spese dei carri cisterna che lo Stato del Cearà e il Governo Federale finanziano per dissetare mediamente 4 milioni di persone nel periodo che va da metá marzo fino ai primi di gennaio dell’anno successivo (circa 10 mesi). Vengono stanziati dai 30 ai 50 milioni per mese, solo per lo stato del Cearà. Non conosco le spese per il Pernambuco, il sud del Piauì e il nord di Bahia, ma sicuramente sono cospique.

    Non sará che questo prete guerrigliero ha qualche interesse nella distribuizione di acqua con i carri cisterna ?

    Un grande politico italiano (Giulio Andreotti), diceva che a pensar male si fá peccato, ma spesso si indovina. Ai posteri lascio l’onere dell’ardua sentenza.


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