B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Il bruto brasiliano che scrive per l’Italia

Terminare la propria carriera imbattuto, in uno sport di contatto, è segno di classe eccelsa. È ciò che ha fatto Artur Mariano (a sinistra, nella foto tratta da una copertina), una delle massime espressioni verdeoro del muay thai, altrimenti chiamata “boxe tailandese”. Membro dello staff tecnico della federazione brasiliana di pugilato e preparatore di giovani talenti, è da poco diventato corrispondente dal Brasile per la rivista italiana “Seconds out“.

Il muay thai fa parte di quello che i brasiliani chiamano vale tudo (”vale tutto”), cioè un calderone che contiene varie discipline, tutte molto violente, dove i combattenti si affrontano sfruttando le proprie caratteristiche e le diverse tecniche marziali acquisite. Quasi tutto è permesso: a colpi tradizionali del pugilato o del kickboxing si può rispondere con gomitate, ginocchiate, calci in testa, mosse di ju-jitsu o lottando corpo a corpo.

Non è consentito solo colpire sotto la cintura. In alcune nazioni il vale tudo è proibito. In altre, ad esempio negli Stati Uniti o nei paesi orientali, si organizzano vere e proprie mattanze chiamate “ultimate fight” con i partecipanti che se le danno di santa ragione, a volte addirittura chiusi dentro a una gabbia montata intorno al ring.

A partire dal 1985, il carioca Artur Mariano ha combattuto praticamente in tutto il mondo, Europa compresa. Nel Vecchio continente ha raggiunto la seconda posizione del ranking 1999 del free fight, unica categoria in cui ha conosciuto l’onta della sconfitta. Per il resto, quindici anni di vittorie, con il miglior risultato conseguito nel 1997, quando conquistò il titolo mondiale di vale tudo nel corso dell’evento denominato “International vale tudo championships”. Nell’occasione, superò altre leggende come Pat Assalone, Mark Hall e Wanderlei Silva.

Attualmente, tra le altre cose, è vice-presidente della “Confederação brasileira de muay thai” e direttore della “Champions factory” di Copacabana, dove svezza a suon di sganassoni i migliori virgulti brasiliani del settore. Al suo attivo anche parecchi stage all’Avana, dove ha avuto occasione di affinare la sua preparazione pugilistica e apprendere le tecniche didattiche cubane.

Ora è collaboratore del sopracitato magazine di casa nostra, per quanto riguarda le notizie provenienti dal Brasile. Vi consigliamo di leggere le sue cronache, se lo vorrete, senza mai contraddire le sue opinioni.

(A. Forni)

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