Brasile, é emergenza capelli
In Brasile é vera emergenza. Le ragazze brasiliane si stanno brutalmente tagliando i capelli. E non perché siano completamente impazzite, ma perché nell’estate 2008 (quella australe) la tendenza della moda é univoca: capelli corti. Che il flagello dovesse incombere sulle testoline delle fanciulle verdeoro lo si sapeva da tempo, almeno dallo scorso agosto, ma é ovviamente adesso che il dramma sta manifestandosi in tutta la sua concretezza.
In questo caso gli effetti non saranno certo devastanti come quelli prodotti dall’immagine della magrezza, si veda il caso dell’anoressia. Ma i conflitti madre-figlia in seno alle famiglie brasiliane sono in costante aumento. Si pensi al dolore delle mamme quando osservano gli effetti devastanti delle sforbicate sulle capigliature, tradizionalmente lunghe, delle figlie.
Del resto queste sono alla costante ricerca dei modelli imposti dalle riviste femminili e sopra tutto dalle attrici delle novela. Il taglio piú imitato é quello di Priscila Fantin di Rede Globo, ma anche quello di Débora Falabella (una delle protagoniste di “Duas Caras”, nella foto in alto, ndr) é senz’altro apprezzato dalle ragazze del Paese sudamericano.
Nei blog locali ovviamente il dibattito sta impazzando, e tra i commenti non mancano quelli secondo cui la tendenza non potrá mettere forti radici in Brasile, perché qui la lunga chioma femminile é quasi una religione. «Credo», scrive Carol Said sul blog Guia de beleza «che in Brasile questa moda non puó assolutamente attecchire.
La donna brasiliana non ama i capelli corti. É solo una minoranza quella che segue la moda, e credo che questa sia una cosa strettamente individuale». Il portale Terra ha intervistato al riguardo sia il parrucchiere angolano Victor I, del gruppo L’Oréal, («Il taglio non deve oltrepassare l’altezza delle spalle»), sia l’italiano Elia Bortolotto, che cosí definisce la nuova tendenza: «Questo taglio é molto usato in Italia, ma lí é ancora piú corto».
Noi speriamo soltanto che le fanciulle locali ci ripensino.
(Francesco Giappichini).

