Brasiliani, ladri di «panetone»
Niente paura, la grafia del titolo dell’articolo é corretta, dato che il panettone i brasiliani – magari sbagliando, ma questo non é affar nostro – lo chiamano «panetone», con una sola “t”. Il caso, si fa per dire, é di queste settimane, quando sulla stampa brasiliana viene pubblicata la notizia secondo cui la «tendenza di questo Natale é usare ingredienti nazionali nel tradizionale pane italiano».
Si veda a questo proposito l’articolo Panetone à brasileira, pubblicato sulla penultima edizione del settimanale Istoé. Il redattore Rodrigo Cardoso scrive entusiasta che «se ne vanno il cioccolato ed i canditi, ed entrano il cupuaçu, la guayaba, la castanha do Pará e via di seguito».
Ed aggiunge, facendo rizzare i capelli ai vertici di Coldiretti, che viene altresí prodotto ed esportato in Sudamerica un panettone ripieno di frutti tropicali, come banana, guayaba e papaya. Ebbene solo pochi giorni dopo (nel frattempo il ministro delle Politiche agricole Paolo De Castro é ricevuto in Brasile con tutti gli onori, ndr), é la volta della stampa italiana.
Che, come ben si puó immaginare, adotta toni del tutto diversi, in una parola inviperiti. Il portale Il Velino titola “(Eco) Falsi alimentari, Aidi: Anche panettoni e pandori a rischio” e preferisce far eco all’indignazione dei produttori alimentari italiani: «Contrastare il crescente fenomeno delle imitazioni che provengono dal Brasile, dall’Argentina, dagli Stati Uniti e dalla Spagna.
È questa l’intenzione dell’industria dolciaria italiana, Aidi, secondo cui “è necessaria una forma di tutela legislativa che aiuti il settore ad affrontare la concorrenza sleale e l’italian sounding”». Tra gli industriali quello piú agguerrito é Alberto Bauli, vicepresidente dell’Aidi (Associazione delle industrie dolciarie italiane) e titolare dell’omonima azienda.
In tutta sinceritá non abbiamo ancora assaggiato il Panetone Belém (quello tutto ricoperto con crema di castanha do Pará), ma quando lo faremo non mancheremo di dirvi se lo preferiamo o meno al Pan de Toni doc, quello che si assaporava nella Milano del quindicesimo secolo.
(Francesco Giappichini).

