Banda larga, frutto proibito in Brasile

Alcune notizie sono talmente sorprendenti da sembrare inverosimili, malgrado siano assolutamente confermate dai dati. Secondo TelComp (Associazione delle società brasiliane di telecomunicazioni prestatrici di servizi competitivi), l’internauta verdeoro che naviga in adsl può spendere anche centinaia di volte più dei suoi omologhi in altri paesi del mondo.
I due casi estremi sarebbero quello del Giappone, dove il canone minimo mensile di Yahoo Japan, diviso per singolo mbps, equivarrebbe a 1,81 real (un real vale circa 38 centesimi di euro) e quello della regione amazzonica con al centro Manaus, dove il provider Oi pratica una tariffa di 716,50 real per l’identico servizio. Vale a dire 395 volte di più.
TelComp il 7 dicembre ha presentato i risultati della sua ricerca, comunicando altri valori rilevati in giro per il mondo. Un megabit della nostra Tiscali costa 4,32 real al mese, uno della francese Orange 5,02. Negli Stati Uniti, per un mbps di Time Warner si spendono 12,75 real. Niente a che vedere con i proibitivi prezzi brasiliani. A parte il caso-limite citato, a São Paulo la banda larga di Net costa 39,95 real il megabit/mese, quella di Telefônica 159,80 e quella di Telecom 239,90.
Il maggior problema, in Brasile, è la scarsità di concorrenza, con i gestori che si sono sostanzialmente spartiti un territorio immenso. Il quale viene coperto poco e male, mantenendo la linea veloce appannaggio di pochi eletti. Secondo Luis Cuza, presidente di TelComp, il governo federale dovrebbe implementare strumenti e meccanismi per aumentare la competizione nel settore, nonché vigilare su fusioni e acquisizioni tra grandi provider. Lo ha dichiarato al quotidiano “Folha de São Paulo”, qualche giorno fa.
Una sfida che il ministro della Cultura del Brasile sembrava aver raccolto. Gilberto Gil aveva messo la capillare diffusione della banda larga nel paese tra le priorità del suo dicastero. Ma come ormai tutti sanno, nel 2008 potrebbe andarsene, lasciando l’incarico in seno all’esecutivo, assunto il 1º gennaio 2003, per ritornare alla musica.
Se o quando qualcuno lo sostituirà, la soluzione del problema apparirà definitivamente improcrastinabile.
(A. Forni)

