B r a s i l i a n d o

Il Brasile giorno per giorno (Gruppo “Musibrasil”)

Dopo Lula il diluvio?

                                              

«Dopo di me il diluvio», disse il re di Francia Luigi XV, figlio del re Sole. Forse in Brasile il presidente della Repubblica Luiz Inácio Lula da Silva (nella foto col leader degli U2 Bono Vox), anche se eventualmente non lo ammetterebbe mai, potrebbe pensare lo stesso. Un sondaggio dell’istituto di ricerca Datafolha, pubblicato ieri dal quotidiano Folha de São Paulo, ha dato infatti risultati sorprendenti.

E al contempo agghiaccianti, per la maggioranza di governo. Il governatore dello Stato di São Paulo José Serra, del Psdb (Partido da social democracia brasileira), avrebbe infatti, se si votasse in questi giorni per eleggere il successore di Lula, un vantaggio abissale su tutti gli «uomini del presidente».

Lo eleggerebbe come prossimo capo di Stato addirittura il trentasette per cento dell’elettorato (i sondaggi in Brasile tengono conto anche dei voti bianchi e nulli, ndr); staccatissimo, in seconda posizione, l’ex governatore del Ceará ed ex ministro lulista Ciro Gomes, del Psb (Partido socialista brasileiro).

Questi dovrebbe accontentarsi di un ben piú modesto diciotto per cento. A seguire Heloísa Helena, Marta Suplicy e Nelson Jobim, premiati rispettivamente dal tredici, il 6 ed il 2 per cento dei brasiliani. A questo punto alcune riflessioni: in primo luogo non si commetta l’errore di credere che in Brasile i sondaggi non valgono e sono solo “sondaggi”.

Sinora ne ho constatato una perfetta affinitá ai risultati reali. In secondo luogo va notato che la somma dei consensi per i «lulisti» supera, seppur di poco, quelli per Serra. Ma come sa bene chi segue le vicende elettorali, nel secondo turno non sará facile coalizzare e concentrare in un solo nome intenzioni di voto tanto variegate.

Tanto piú che, seppur per ragioni diverse, il cosiddetto «centro-sinistra» non dispone di personaggi forti, capaci di raggruppare decine e decine di milioni di voti. Gomes parrebbe quello di maggior richiamo, ma oltre la regione nordeste non é mai riuscito a sfondare. In terzo luogo: é senz’altro vero che Lula in passato é stato capace di rimontare svantaggi anche importanti.

Ma oltre al dettaglio non irrilevante che di Lula ce n’é uno solo, giova aggiungere che certi ritardi erano la conseguenza di specifiche circostanze, come ad esempio mirati attacchi mediatici, oppure il deflagrare dei noti scandali di corruzione politica. Adesso invece tutto, per il Governo, sta filando liscio: l’economia va a gonfie vele, la furia delle inchieste giudiziarie pare attenuata, e sopra tutto i grandi media paiono divertirsi molto di piú attaccando Hugo Chávez, piuttosto che il presidente-operaio.

A questo punto chiediamo ai tanti lulisti italiani che ci leggono e ci seguono: dopo Lula sará veramente il diluvio? La favola del «presidente dei poveri» finirá per sempre?

(Francesco Giappichini).

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