Caso Rebeca, il Brasile dei mostri

Rebeca Braga Lakiss Gusmão (nella foto in alto), vincitrice di 4 medaglie (2 d’oro, ndr) ai recenti Giochi panamericani di Rio de Janeiro, sino a poche settimane fa era celebrata come una delle piú luminose star dello sport verdeoro. Se non altro perché era la prima volta che nella suddetta competizione il nuoto femminile raggiungeva il piú alto gradino del podio.
La favola peró si é interrotta bruscamente, ed un controllo antidoping sulla 23enne di Brasília – non a caso soprannominata Gigante – ha dato esito positivo. Nelle sue urine é stata riscontrata una concentrazione altissima di testosterone, i cui effetti appaiono invero tanto visibili quanto mostruosi.
Negli ultimi 4 anni il suo aspetto esteriore s’é infatti sorprendentemente mascolinizzato, e la mera citazione delle sue misure non é sufficiente a render completamente l’idea degli sconquassi che sul suo organismo ha provocato questa tempesta ormonale. Qualche dato lo forniamo comunque: il suo peso, dal 2003 ad oggi, é aumentato di ben diciotto chilogrammi, da 65 e 83 Kg.
Per l’altezza i dati sono piú controversi: 1,75 m quattro anni fa, raggiungerebbe secondo alcune fonti addirittura 1,85 (secondo altri si sarebbe “fermata” invece ad 1,78). A sorprendere di piú é peró l’incremento della sua massa muscolare, dal quarantasette per cento del 2003, all’attuale sessantatré.
Ma il caso Rebeca non si ferma qui, perché vi sono fortissimi indizi che la nuotatrice ne stesse combinando, e da tempo, di tutti i colori, al fine di eludere i controlli. Si pensi solo che l’esame antidoping effettuatole nel corso dei Pan di Rio ha avuto ad oggetto una provetta contenente liquido organico di un altra persona.
E l’incaricata del controllo ha candidamente ammesso di non aver seguito l’atleta secondo quella che é la normale procedura, ma di esser stata bloccata da chi voleva convincerla della presenza di un altro ispettore. Adesso la vicenda é investigata dalla polizia, e la Guzmão cerca di difendersi adducendo di possedere ovaie policistiche, patologia che tra gli altri effetti comporta un’eccessiva produzione di testosterone.
Secondo molti esperti proprio l’uso o abuso di questa sostanza dopante sarebbe la causa dei suoi frequenti quanto drammatici malori, generalmente concidenti con le fasi immediatamente successiva alla gara. La nuotatrice si era infatti sentita male sia nel corso del Giochi panamericani, sia in settembre a Florianopolis: spasmi, difficoltá respiratoria e vomito avevano spaventato tanto i colleghi atleti, che il corso delle gare era stato sospeso per un certo tempo.
(Francesco Giappichini).

